Si chiude oggi il terzo convegno sulla Storia dellingegneria organizzato dal centro interdipartimentale di ingegneria per i beni culturali della Federico II presso il centro congressi a via Partenope. Circa un centinaio di interventi di grande rilevanza scientifica. Non cè niente di meglio della storia dellingegneria per comprendere il mondo che le generazioni passate ci hanno consegnato, e quello che ci apprestiamo a consegnare ai nostri nipoti. Da sempre gli ingegneri sono stati tra gli artefici del mondo materiale. In tempi antichi occupandosi di sistemi idraulici e di costruzioni civili e militari. NellOttocento e nel Novecento progettando le macchine e i sistemi che hanno sostenuto lo sviluppo prorompente della civiltà industriale. Ma gli ingegneri non sono che un anello di una rete di valutazioni, di decisioni e di capacità operative che si innerva in tutta la società. La storia dellingegneria non è solo storia di saperi applicati, è anche un punto di vista privilegiato per comprendere le dinamiche economiche, politiche e sociali di una civiltà. E, forse, anche per capire quello che può accadere. Negli interventi programmati e nei commenti del buffet aleggia una preoccupazione, alimentata dalla paura per una natura indifferente alle nostre ragioni e recalcitrante alla nostra volontà di dominio. Un vulcano in Islanda, un piccolo brufolo del pianeta Terra, paralizza per giorni i trasporti aerei di mezza Europa. E il disastro è quasi un sollievo. Perché sappiamo che la colpa non è nostra. Ma ci coglie in contropiede. Svela una fragilità inattesa, da cui le nostre tecnologie non ci difendono. E poi, non sono le nostre tecnologie che hanno inquinato il pianeta e stanno cambiando il clima? Che senso ha spingersi sempre in avanti, lasciandoci dietro buchi immensi che nessuno si cura di riparare. Salvatore DAgostino, che è lorganizzatore e lanima del Convegno, sintetizza così il sentire di tutti: le forze scatenate dalla scienza e la tecnica del Novecento hanno costruito la nostra prosperità, ma al tempo stesso hanno determinato le condizioni che minacciano la nostra stessa sopravvivenza. Che fare oggi col treno dello sviluppo che è sbattuto contro la finitezza del mondo? Che cosa chiedere alla tecnica? Che cosa chiedere alla ragione che non riesce ad arginare la paura e lirrazionale? E, per finire, quale sarà lingegnere del futuro, che alla ragione si appella per costruire le sue macchine? Vito Cardone, preside della Facoltà di Ingegneria di Salerno, cita gli ingegneri dellOttocento e del Novecento che hanno abbandonato gli studi o la professione per diventare scrittori: Dostoevskij, Musil, Zamjatin, Platonov, Gadda, Westerman. In tutti il disincanto verso la tecnica. Il sospetto verso i metodi che vogliono semplificare a tutti i costi i problemi pur di risolverli. La consapevolezza dellinestricabile complessità della realtà. La percezione dei limiti della ragione. È forse proprio ciò che hanno intuito gli ingegneri-scrittori quello che si chiede allingegnere del futuro: acquisire una nuova consapevolezza della complessità del mondo e dei limiti degli strumenti che usa. Ieri lingegnere come un bambino prendeva a calci la palla in un prato allaperto. Doveva concentrarsi solo sulla forza e la direzione da imprimere alla palla. Oggi, in un mondo finito, lingegnere gioca a palla in una stanza chiusa. Deve tenere conto della palla che rimbalza sulle pareti e ti ritorna addosso. Dunque una nuova attenzione, non solo alla macchina che progetta, ma anche al mondo intorno. Si tratterà di cambiare metodi, cultura, approcci disciplinari. Di costruire nuove identità professionali. Da qualche parte si è già cominciato. Nel 1997 lAbet, lassociazione di accreditamento statunitense, ha stabilito che i corsi di ingegneria debbano preparare «ingegneri tecnicamente competenti ed eticamente sensibili». È un primo passo per la formazione di una nuova cultura ingegneristica. Ma bisogna fare in fretta. Il mondo, lì fuori, non ci aspetta.
NAPOLI - la cultura dell'ingegnere
Il terzo convegno sulla Storia dellingegneria è stato tenuto presso il centro congressi a via Partenope. Circa 100 interventi di grande rilevanza scientifica hanno affrontato la storia degli ingegneri e la loro relazione con la società. Gli interventi hanno espresso preoccupazioni per la fragilità del pianeta e la limitatezza della ragione umana. La storia dellingegneria è vista come un punto di vista privilegiato per comprendere le dinamiche economiche, politiche e sociali di una civiltà. Gli ingegneri del futuro devono acquisire una nuova consapevolezza della complessità del mondo e dei limiti degli strumenti che utilizzano.
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