Tra le opere la celebre tela di Alexandre Sain sul matrimonio contadino e il commiato della sposa E forse la palazzina più caratteristica del centro ad Anacapri, la "Casa rossa" (via Orlandi, 78), con le sue pareti in accesa tinta pompeiana, le finestre bifore di forte richiamo spagnolo e moresco. Dal 2003 è stata adibita a museo dalla Sovrintendenza, e dal 2008 conserva tre statue di divinità marine risalenti al primo secolo dopo Cristo, ritrovate nella grotta azzurra, già pregiato ninfeo imperiale in età romana. Per questa Settimana della cultura, con apertura gratuita delle sue sale fino a domenica (dalle 10.30 alle 17) si attendono circa 3000 visite. Ledificio, costruito su un torrione di vedetta aragonese del XVI secolo, fu rifinito da John MacKowen, trasferitosi qui nel 1876. Era un eccentrico colonnello americano sudista che, come il suo amico svedese Axel Munthe, arricchì la propria dimora di reperti archeologici trovati durante i lavori o acquistati dalla popolazione. Già dal cortile ci si può fare unidea. Lastre di marmo romano incastonate nel muro, epigrafi funerarie di liberti, probabilmente dellimperatore Tiberio. In fondo, una statua in marmo di sacerdotessa (o forse Livia, cugina di Augusto) di primo secolo. Le sale interne ospitano la rassegna "Capri dipinta", una collezione di 31 tele acquistate nel 2002 dal comune di Anacapri dai fratelli collezionisti Raskovìch. Sono opere in olii e acquerelli di pittori paesaggisti italiani e stranieri di Ottocento e Novecento. Da Giuseppe Casciaro e Achille Vertunni, allolandese Jacques Carabain, fino alla tela di Alexandre Sain di un matrimonio contadino. In cornice, il rituale tipico delle nostre tradizioni del commiato della sposa dalla casa paterna.