Si chiude il campeggio. Ieri l'atto conclusivo, l'altro ieri in cinquemila hanno sfilato invece a Messina, dall'altro lato del Ponte. Con ambientalisti e centri sociali anche diversi amministratori comunali VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) «No-Ponte-No» scandito da migliaia di bocche per migliaia di volte. Ma prima c'è la solidarietà ai compagni milanesi aggrediti a coltellate dai fascisti, a cui dal campeggio di Villa San Giovanni arriva il plauso, «per una pratica, quella dell'antifascismo militante, che auspichiamo sempre più condivisa e partecipata». Poi si aprono le danze, i balli, il gioioso incedere di almeno tremila persone che ieri hanno dato vita a un corteo colorato e multiforme, incentrato sulla battaglia contro il «mostro che la gente di Calabria e Sicilia non vuole». Un corteo che ha quasi bissato il successo di quello del giorno precedente a Messina, dove oltre 5 mila persone sono scese in piazza nonostante il tentativo dell'amministrazione comunale di «terrorizzare» i residenti, con volantini distribuiti dai vigili urbani ai commercianti coi quali venivano invitati a tenere chiusi i negozi per evitare rischi, visto il programmato «corteo no global». I negozianti non hanno chiuso, il corteo è stato un successo, e nessuno ha danneggiato alcunché. «Un tentativo risibile di criminalizzare il movimento e far passare noi come devastatori, quando invece siamo qui proprio per impedire la devastazione...», dice Giampiero del Catania social forum. A Villa San Giovanni, dove oggi si chiuderà il campeggio che in una settimana ha richiamato oltre un migliaio di attivisti giunti da tutta Italia e pure dall'estero, il clima era ieri senz'altro più sereno: nessun avvertimento preventivo, nessuna «morsa» di polizia, tante persone invece a cantare e ballare e gridare tutti i no urgenti, da quello alla guerra a quello alla repressione e all'assedio fascista che si fa sempre più stringente. E alle grandi opere, naturalmente, che servono a dilapidare enormi quantità di fondi pubblici, «20 mila miliardi quelli previsti per il ponte, che andranno ai mafiosi e ai compari dei mafiosi», urlano dai megafoni mentre la gente, dai balconi, annuisce ma non si lascia convincere a scendere. A sfilare ci sono tantissimi giovani dei centri sociali ma anche alcuni sindaci della zona. C'è Girolamo Tripodi di Polistena, Aldo Alessio, ex primo cittadino di Gioia Tauro che si è già battuto contro il raddoppio dell'inceneritore nel suo comune e che da sempre è schierato «contro questo monumento allo spreco». C'è anche l'assessore comunale di Villa Lino Mamone, è assente invece il sindaco Rocco Cassone, tra la sorpresa degli organizzatori del campeggio visto che la sua posizione anti-ponte era stata ribadita alla conferenza stampa d'apertura della settimana di lotta. «La gente comincia a prendere coscienza, ma quello che temiamo è il ricatto alle amministrazioni locali», dice Nuccio Barillà di Legambiente, ex assessore nella giunta Falcomatà a Reggio Calabria e ora consigliere comunale. E spiega meglio: «Qualche giorno fa l'amministratore delegato della Ponte sullo stretto spa Pietro Ciucci ha chiarito che "ci sarà tutto il tempo per fare cambiare opinione agli amministratori contrari, ci saranno misure mitigative e compensative". Capite? Si parla di compenso...». Legambiente ha già pronta una campagna nazionale da avviare a settembre, contro la convenzione tra la Ponte spa e le Ferrovie, che prevede da parte di queste ultime l'esborso di 100 milioni di euro all'anno fino al 2041 per coprire parte dei prestiti per il Ponte, «soldi che servirebbero a infrastrutture fondamentali per il sud: dai collegamenti ferroviari agli acquedotti», dicono tutti. «Siamo qui in tantissimi e la gente che è qui non lo fa perché sta cercando un posto in Parlamento o in qualche assemblea regionale, ma perché pensa solo che questa terra è la nostra terra e la dobbiamo difendere», urlano dal megafono, tra tarantelle e «bella ciao». C'è anche Heidi Giuliani in prima fila: «tutte le battaglia hanno un nesso. Sono qui per solidarietà ma anche perché chi vuole questo Ponte è lo stesso che inventa la guerra preventiva e organizza la repressione a Genova». E c'è Francesco Cirillo, «primo imputato» della rete del Sud Ribelle, «colpiti perché le nostre lotte nei territori fanno paura, e allora ci vogliano far passare per terroristi», dice. Per Vincenzo Miliucci dei Cobas romani è comunque tempo che il movimento prenda coscienza dell'importanza di questa battaglia contro il Ponte, «la porremo come questione al forum europeo di Londra». «Terra, acqua, libertà», urlano i manifestanti. Oscar è un nordafricano che vive a Padova e che dice: «Perché non costruiamo prima un ponte con la Tunisia, così evitiamo la morte di tanti fratelli?» Tra i manifestanti, anche docenti universitari come Laura Corradi e Alberto Ziparo; il presidente dei sindaci dell'Aspromonte Michele Calimi e quello dell'ente parco Tonino Perna. Che sintetizza le vere preoccupazioni e il senso di questa battaglia che cresce: «Se solo la gente sapesse cosa significherà arrivare al Ponte: tutto qui intorno verrà distrutto. Non abbiamo purtroppo potuto bloccare il mega business della progettazione, con due mila miliardi spesi che potevano servire a rifare tutta la strada Ionica, ad esempio». Ma il resto si può e si deve bloccare. E la battaglia è appena cominciata.
Grandi opere: In cinquemila contro il Mostro dello Stretto
I manifestanti hanno concluso il campeggio a Villa San Giovanni, in Calabria, con un corteo colorato e multiforme contro il Ponte sullo stretto. I manifestanti hanno gridato "No-Ponte-No" e hanno chiesto la solidarietà con i compagni milanesi aggrediti a coltellate dai fascisti. Il corteo è stato un successo, con oltre tremila persone che hanno partecipato. I manifestanti hanno anche chiesto la difesa della terra e dell'acqua, e hanno gridato "Terra, acqua, libertà". Il movimento ha anche chiesto la proroga della convenzione tra la Ponte spa e le Ferrovie, che prevede l'esborso di 100 milioni di euro all'anno fino al 2041.
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