La battaglia politica nel centrodestra si combatte anche a suon di opere d'arte. Il ministro a «Colori del buio» Giù le mani da Caravaggio, dice la Lega al presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini. Ora tra i protagonisti della coalizione governativa guidata da Silvio Berlusconi la battaglia politica si combatte a suon di opere d'arte. Ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, al Viminale, ha presentato la mostra «Colori del buio», proposta al pubblico da oggi nelle sale di palazzo Ruspoli, dedicata alle opere degli artisti caravaggeschi che fanno parte delle collezione del Fec, il ministeriale Fondo edifici di culto. Grazie all'operazione culturale Maroni ha permesso di ricordare che Michelangelo Merisi era lombardo. E gay. Una puntualizzazione perfetta per rispondere a strettissimo giro di posta a Italo Bocchino, finiano a denominazione di origine controllata, il quale aveva detto che a palazzo Chigi «è meglio un premier gay che un leghista». Maroni ha ascoltato, compiaciuto, il racconto della vita di Caravaggio evocato da storici dell'arte e dirigenti del ministero per i Beni culturali, con l'omosessualità dell'artista sottolineata senza alcun dubbio. Con Maroni che ha dato un'occhiata al soffitto della sala scelta per la conferenza stampa, dove è visibile una frase memorabile: «T'esaltino l'opre dei figli tuoi forti Italia e tutta la gloria t'avvampi nei secoli il sole». Si faceva notare la voglia del titolare dell'Interno di marcare il significato della sua presenza all'incontro caravaggesco, inserito in un'agenda fittissima di appuntamenti. Nel passato era stato Carlo Azeglio Ciampi, in qualità di presidente della Repubblica, a favorire i grandi eventi dedicati a Caravaggio. Nei mesi scorsi Fini aveva esibito la sua passione per Michelangelo Merisi proponendo il restauro di un capolavoro realizzato in Sicilia, «L'adorazione dei pastori», ottenendo un immediato ritorno di popolarità. E la mostra allestita nelle sale delle Scuderie del Quirinale sta registrando un successo straordinario di pubblico e di critica: con Maroni, al Viminale, ieri c'era il direttore generale dell'Azienda speciale Palaexpo, Mario De Simoni, che ha reso noti gli ultimi dati del botteghino, con 280mila visitatori (metà stranieri) e la vendita di 7mila tessere della Caravaggio card. D'altra parte, il manager ministeriale Mario Resca aveva detto che era un'esposizione «condannata al successo». Maroni, ora, ha voluto far capire che anche nelle mostre il record si tocca grazie a artisti del nord, come il lombardo Caravaggio. E sono del Fec i capolavori della romana chiesa di Santa Maria del Popolo, «La conversione di San Paolo» e la «Crocefissione di San Pietro». Quindi, di stretta competenza maroniana. Il titolare del Viminale ha voluto anticipare che per festeggiare il Fondo e le sue ricchezze, culturali e no, saranno pubblicati quattro volumi ed emesso un francobollo. In più, è stato deciso di portare sei paliotti di proprietà Fec all'Expo di Shangai. Chi ha sempre detto che la Lega di Bossi non ha rapporti con la cultura dovrà presto ricredersi: e pensare che nel ministero di Bondi manca (ancora) proprio un sottosegretario leghista. Inutile dire che al Viminale si aspettano grandi numeri, dalla mostra di palazzo Ruspoli. Curiosità: la rassegna gode del contributo di una banca privata svizzera, Hottinger Group. E a fine anno sarà il turno di un'altra manifestazione, «Roma al tempo di Caravaggio», come ha anticipato Rossella Vodret, soprintendente per il polo museale romano.