Un sano moralismo suggerisce di alzare lamenti al cielo per denunciare la mancanza d'amore degli italiani per le loro opere d'arte. Moti quadri giacciono nei magazzini dei musei, nascosti agli occhi del pubblico. Ma questo «pubblico» ha davvero voglia di vedere quello che c'è nei magazzini, quando non si degna di guardare quello che viene esposto con grazia e con cura nelle sale a cui tutti possono accedere? Purtroppo siamo un popolo immerso nell'arte, ma molto indifferente alla bellezza che lo circonda. Siamo incuriositi da qualche esposizione di cui si fa pubblicità e vi accorriamo quasi fosse un obbligo morale, ma non andiamo a visitare il museo della nostra città. Allora, verrebbe da dire: quello che c'è basta e avanza; le opere esposte sono già un bel patrimonio a disposizione della gente. Tra questa gente, tuttavia, c'è chi non si accontenta e vorrebbe saperne di più. Ecco il fascino di ciò che è nascosto nei magazzini. Intendiamoci: non c'è museo al mondo che non -abbia scantinati pieni di opere, e la questione della limitatezza degli spazi espositivi è ovunque un problema che viene affrontato e risolto attraverso una inevitabile selezione da parte del responsabile del museo. Questione di cui non è esente la Pinacoteca di Brera, ma, non si dimentichi, anche l'Accademia di belle arti di Brera che possiede un patrimonio artistico straordinario. Ora, con la nuova ridistribuzione degli spazi, in seguito all'ampliamento dell'Accademia nel campus universitario della Bovisa, sarà possibile avere nuovi spazi espositivi. Cosasi potrà esporre, pescando le opere dai magazzini? Se qualcuno è interessato alla pittura del Seicento o dell'Ottocento lombardo, dove si reca per osservarla e, eventualmente, studiarla? La risposta sembra ovvia: in Lombardia, in particolare a Milano. E, qui, quell'ipotetica persona rimane delusa. Certo, opere di grandi lombardi sono esposte, ma non c'è un'adeguata rassegna che possa offrire una visione di insieme di quel periodo artistico. Dai magazzini di Brera, allora, possono saltar fuori opere importanti, come quelle di Gaetano Previati, di Giuseppe Molteni, di Giulio Cesare Procaccini, di Pelagio Pelagi, dello stesso grande Francesco Hayez. Queste e molte altre opere di significativi autori possono costituire la galleria dell'arte lombarda: certo, non vi è alcun dubbio che, sotto il profilo del giudizio estetico, un visitatore della Pinacoteca di Brera non deve trascurare il Cristo Morto di Mantegna, opera dalla bellezza espressiva immensa. Ma quel visitatore è giusto che abbia anche a disposizione una rassegna, il più possibile completa, dell'arte della regione e della città che lo ospita. È l'arte che racconta l'identità di un popolo, e un museo deve innanzitutto conservare le testimonianze di questa identità, affinché non si dimentichino le radici di una cultura.
BRERA - I magazzini dell'identità
Il testo lamenta la mancanza di interesse degli italiani per le loro opere d'arte. I musei, in particolare la Pinacoteca di Brera, sono pieni di opere nascoste agli occhi del pubblico. Il testo suggerisce che il pubblico è più interessato a visitare le esposizioni pubblicitate che a visitare il museo della propria città. La Pinacoteca di Brera ha un patrimonio artistico straordinario, ma non esiste una rassegna completa dell'arte lombarda. Il testo propone di utilizzare i magazzini del museo per esporre opere importanti dell'arte lombarda, come quelle di Gaetano Previati, Giuseppe Molteni e Francesco Hayez.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo