Aveva 75 anni e al suo amore per i libri ha dedicato gran parte della vita Da pagina 1 Iquadri custoditi nella biblioteca dei Girolamini al Duomo hanno perduto da ieri il loro affettuoso «custode», padre Giovanni Ferrara, archivista generale della Confederazione dell'Oratorio San Filippo Neri, deceduto al Policlinico Federico II dopo una lunga malattia. Aveva 75 anni e al suo amore per i libri ha dedicato la vita, esattamente cinquanta anni dal giorno della sua ordinazione a sacerdote, diventando prima un punto di riferimento fondamentale per chi avesse voglia di approfondire il tesoro custodito nel «regno» austero fatto erigere da San Filippo Neri e poi, per i riconoscimenti guadagnati sul campo, l'investitura a benemerito della cultura. A insignirlo virtualmente di questa onorificenza fu, nel 1988, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che inaugurò la quadreria restaurata grazie all'interessamento di Mirella Barracco, a nome della Fondazione Napoli '99, e del Soprintendente Nicola Spinosa. Questa storia, però, ha un antefatto che va raccontato. La storia del restauro della quadreria, seguita amorevolmente da padre Giovanni Ferrara, si intreccia con un'altra vicenda commovente. A fare la donazione che consentì il restauro, infatti, fu un ex magistrato napoletano di Cassazione vicino ai novanta anni e gravemente ammalato. Si chiamava Gilberto Foulques e Mirella Barracco lo ricorda così: «La Fondazione aveva solo tre anni di vita e il magistrato seguiva le iniziative promosse da noi. Fu la convinzione di sentirsi bene affidato a spingerlo a scrivere una lettera per metterci a parte di un suo fortissimo desiderio: prima di morire, disse, voglio fare un regalo a Napoli, aiutatemi a trovare un'opera sulla quale intervenire. Una petizione nobile che scosse le nostre coscienze. Qualche giorno dopo il magistrato ci intestò un assegno di ottanta milioni i suoi risparmi e ci obbligò moralmente a fare presto». La Fondazione si mise in contatto con Nicola Spinosa e dopo una attenta valutazione fu deciso di investire i soldi munificamente donati dal magistrato per rimettere a posto la quadreria dei Girolamini chiusa subito dopo il terremoto: i quadri, tutti famosi, erano in pessime condizioni, gli ambienti erano degradati e mancava un dispositivio di allarme. «Ci demmo da fare, favoriti dall'atmosfera di grande coinvolgimento che in quegli anni aveva scosso l'apatia congenita di Napoli; trovammo grande rispondenza nella Soprintendenza e, manco a dirlo, in padre Ferrara al quale non sembrò vero di poter rimettere a lucido i "suoi" quadri. Ce la facemmo, i soldi del dottor Foulques bastarono e il restauro venne magistralmente curato dai nostri artisti e a quel punto ci parve giusto invitare il presidente Ciampi all'inaugurazione». Il seguito è molto triste, ma non può essere sottaciuto. L'inaugurazione avvenne nell'aprile del '91, tre anni dopo la donazione, ma dieci giorni prima della data fatidica il magistrato morì nella casa di riposo nella quale viveva a Roma. «Non ce la fece lui, conclude Mirella Barracco, e, soprattutto, non ce la facemmo a offrirgli la gioia di vedere che i risparmi della sua vita erano serviti a fare bello uno dei monumenti più prestigiosi di Napoli». La sua generosità vivrà, però, anche dopo la morte di padre Giovanni Ferrara.