Caro direttore, tre casi che evidenziano l'arretratezza nella gestione dei beni culturali, che ancora contraddsitingue la nostra regione. 1) Il parco archeologico di Baia, uno dei siti storico-naturalistici più belli d'Europa è ancora parzialmente inagibile al turismo; in particolare tutta la nuova collezione esposta al castello Aragonese di Baia è ancora non visitabile da parte del pubblico, nonostante l'imponente e costoso lavoro di allestimento già da anni completato. 2) La Pedamentina di San Martino: uno dei siti più spettacolari di Napoli, il collegamento naturale tra il Castel Sant'Elmo e il centro storico, è abbandonato in preda ai rifiuti, laddove potrebbe essere valorizzato, con una nuova scalinata, creando un percorso pedonale alternativo, arricchito di piccole attività artigianali, per l'accesso alla parte antica della città. 3) Il Monte Echia, cioè la parte più antica di Napoli, al limite di Monte di Dio, resta ancora, nonostante i lavori già avviati per l'ascensore di comunicazione con il lungomare, un luogo di desolato abbandono; in particolare colpisce che la villa-castello di Lamont Young sia ridotta a una discarica di immondizia, che un ficus gigantesco ricopre parzialmente. L'epigrafe sull'ingresso della villa circa l'auspicio di una Napoli moderna, che l'architetto illuminato faceva quasi un secolo fa, risuona come un monito all'attuale classe dirigente affinché restituisca alla città un pezzo importante della sua storia.
CAMPANIA - Tre casi che fanno riflettere
Tre casi che evidenziano l'arretratezza nella gestione dei beni culturali nella regione. Il parco archeologico di Baia è ancora parzialmente inagibile al turismo, la Pedamentina di San Martino è abbandonata e il Monte Echia, una parte antica di Napoli, è un luogo di desolato abbandono. Questi casi sono un monito all'attuale classe dirigente per restituire alla città un pezzo importante della sua storia.
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