Inventario concluso a Santa Croce e in una parte di San Polo Dalle vere da pozzo alle patere, dalle lapidi ai capitelli, dalle sculture esterne ai fregi, alle colonne, alle edicole, ai pili, fino agli intonaci d'epoca. Per la prima volta Comune e Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici stanno schedando tutto l'arredo esterno di Venezia, verificando anche le condizioni di degrado in vista di possibili, futuri interventi. L'operazione -censimento è finanziata dal Comune e condotta in buona parte dai volontari della protezione civile in forza a Ca' Farsetti che stanno stilando una doppia scheda per ogni opera. Una secondo i parametri di quelle del Ministero dei Beni Culturali e una seconda pi specifica predisposta dalla stessa Soprintendenza relativa appunto allo stato di conservazione e all'eventuale degrado. Il censimento, partito nel 2007, ha visto finora completata la ricognizione del sestiere di Santa Croce e di buona parte di San Polo. Poi toccherà, nell'ordine a Dorsoduro, Cannaregio, Castello e San Marco. Ci sono voluti circa due anni per completare l'esame degli arredi storici di Santa Croce, ma ora, velocizzato il sistema oltre che sul cartaceo le schede saranno riportate anche su dischetto si pensa di viaggiare al ritmo di un sestiere all'anno. Il problema restano i finanziamenti, perché il costo complessivo dell'intervento di schedatura è di circa 150 mila euro e i fondi attuali ammontano a 55 mila. Sarà poi una commissione mista Comune-Soprintendenza, con la presenza di storici dell'arte, a rivedere il materiale schedato e a correggerne le eventuali imperfezioni e a fornire la metodologia necessaria alla schedatura. Esiste comunque già una base di lavoro, ad esempio per le sculture esterne dell'area del centro storico, grazie, in questo caso, anche al lavoro compiuto dallo storico dell'arte Alberto Rizzi, massimo conoscitore dei leoni marciani. Le schede raccolte e compilate resteranno poi in mano alla Soprintendenza, ma potranno essere consultate in ogni momento dal Comune, in caso di necessità. Restano purtroppo fuori dal censimento gli arredi privati e alcuni furti compiuti negli ultimi da anni dalla vera da pozzo settecentesca rubata in un'area privata nell'ex orto botanico di San Giobbe e quella dell'altra, trecentesca, asportata da corte dei Pontei, a due passi da Campo San Cassiano riguardano proprio questi ultimi. Le vere da pozzo pubbliche ancora esistenti, isole comprese, sono circa 250, ma migliaia sono quelle private, in spazi interclusi o di difficile accesso: sono diverse migliaia. Si calcola che per ogni vera da pozzo pubblica, ce ne sono almeno 15 private, e su di esse il controllo è impossibile.