La settimana della cultura, in corso fino a domenica, è una straordinaria occasione offerta ogni anno agli italiani (e non solo) per visitare gratuitamente centinaia di musei, siti e istituzioni culturali statali ed anche una delle rare occasioni in cui il ministro Bondi parla di beni culturali. Musei e siti archeologici, invece, sono di moda: i vertici politici del ministero parlano di forme di gestione, visitatori, introiti, servizi aggiuntivi, forme di valorizzazione, commissari, potenziamento della clientela. Si parla meno di rifinanziare un ministero che vede il bilancio ridotto al lumicino o di sostituire il personale tecnico in procinto di pensionarsi con nuovi assunti. Il Governo preferisce stracciarsi le vesti perché il primo museo italiano nella classifica mondiale, gli Uffizi, è solo al 21 posto come numero di visitatori e coglie l'occasione per sottolineare l'inefficienza dei tecnici, per ricorrere a nuove forme di gestione oltre che per rifugiarsi sotto l'ala protettiva di manager scelti per la pluriennale inesperienza nel settore. Il governo, però, non dice che il nostro bilancio per la cultura è tra i più esigui dell'occidente. Né dice che quei 20 musei che surclassano gli Uffizi godono quasi tutti di una superficie espositiva almeno tripla di quella del museo fiorentino. E forse non sa che l'Italia è capace di una offerta di beni culturali tale da rischiare di superare la domanda per quanto essa possa essere potenziata. Perché l'offerta museale rappresenta solo una parte di quanto si può ammirare nel nostro paese. E infatti la fruizione di questo territorio fatto di centri storici e paesaggi non è misurabile in termini di biglietti staccati: la grande decorazione barocca romana la si scopre in una manciata di chiese. L'idea che il patrimonio conti solo laddove si possono misurare gli incassi è cieca se non ottusa. Perché il vero valore aggiunto del nostro paese consiste nelle sue piazze, nelle sue strade, nelle chiese, nelle architetture antiche, nei musei scrigno, nelle piccole e preziosissime collezioni, nei musei diocesani, nelle pinacoteche civiche che, è inutile che ci speri il dott. Resca, non entreranno mai nella Champions league dei musei.