Luciano Marchetti: «La Zecca di piazza Verdi potrebbe diventare la sede dell'Istituto centrale del Restauro. E controlli continui per tempi e spazi della pubblicità sui monumenti». Marchetti: «Una sede unica per l'Istituto centrale del Restauro» Cartelloni pubblicitari: «Controlli accurati e costanti» II Tevere: «Va ricucito meglio il rapporto con la città» Spera di andare in barca a vela, la sua passione, almeno il giorno di Ferragosto. Ma per quest'estate «la vacanza è qui». Luciano Marchetti, nuovo direttore generale per il Lazio dei Beni culturali nonché soprintendente ai Beni ambientali e architettonici di Roma, si è appena insediato nei suoi uffici al San Michele. Arredamento ridotto all'essenziale, pochi fogli sul tavolo, tantissime idee in testa: dal futuro del grande palazzo della «Zecca» di piazza Verdi, dove amerebbe portare l'Istituto centrale del Restauro, a maggiori controlli per i maxi-impianti della pubblicità sui monumenti; dalle stazioni della futura linea «C» del metrò nel centro di Roma, al recupero del Tevere, alla risistemazione per piazza Navona. Il primo pensiero, nel primo giorno in questi uffici? «Capire cosa lo Stato vuole fare dei Beni Culturali, perché a forza di tagli potremo gestire solo la povertà. Già siamo nell'indigenza. Ma a Roma, in accordo con il Ministro Giuliano Urbani vorrei fare una cosa molto importante». Quale? «Recuperare il grande fabbricato di proprietà dello Stato di piazza Verdi, la "Zecca" a funzioni culturali. Il mio predecessore Ruggero Martines vi ha apposto ultimamente un vincolo di tutela. È il primo passo, anche se la società concessionaria ha fatto ricorso». La società concessionaria? «Sì. Il Poligrafico dello Stato, pur se l'edificio è di proprietà dello Stato e quindi del Demanio ». Dalle banconote alla cultura. Per la Zecca, però, si è parlato di poli-funzionalità: appartamenti, negozi e perfino di un albergo. «L'idea, che è anche quella del Ministro, è dargli un'altra destinazione, di tipo culturale e museale. È un fabbricato lungo duecento metri, non è detto che non si possano comprendere più soluzioni. Ma la funzione culturale è molto importante e potrebbe anche rivitalizzare tutta quella zona. C'è il vincolo, speriamo di riuscirci». Una funzione museale o culturale: c'è già un'idea precisa? «Pensavo all'Istituto centrale del Restauro con tutte le sue scuole. Un Istituto molto importante che oggi è diviso a metà: parte qui al San Michele e parte a San Francesco alle Scale vicino via Cavour. E questo complica la vita a tutti. È importante ricucire in una sola sede un Istituto fondamentale come il Restauro. È un'idea che mi piacerebbe molto realizzare. Poi, ripeto, si possono contemplare insieme anche altre funzioni». Con il suo predecessore a Roma, Roberto Di Paola è nata una polemica per la pubblicità sui monumenti: che ne pensa? «Che se la pubblicità viene fatta senza modificare artatamente la durata del cantiere può essere una risorsa. E per le immagini una questione di gusto. Ma aprire un cantiere solo per mettere la pubblicità, assolutamente no». Come pensa di muoversi: molti controlli? «Moltissimi. Sul rispetto dello spazio che va assegnato agli impianti sui ponteggi, fino ai tempi, perché non restino un minuto in più di quelli stabiliti. E anche un'occhiata al decoro e al buon gusto». Lei dovrà anche occuparsi delle stazioni centrali della futura linea «C» della metropolitana. Ruggero Martines ha dato strette indicazioni per i Fori e piazza Venezia: le altre? «Se, e dove, sarà possibile mi piacerebbe attuare un'idea sperimentata a Spoleto, dove si stanno mettendo a punto dei percorsi sotterranei: realizzare gli ingressi ai piani terra di edifici di proprietà pubblica. Si potrebbe pensare ad una soluzione simile, laddove ci si incontra con situazioni e realizzazioni troppo complesse per le fermate nel centro della città». Lei si è già dichiarato favorevole alla risistemazione di piazza Navona. Lo è ancora? «Ritengo che piazza Navona vada sistemata, e sono sicuro che troveremo un progetto che metta d'accordo tutti, anche il Campidoglio e il sovrintendente archeologico Adriano La Regina». Va d'accordo con Adriano La Regina? «Adriano La Regina sostiene quello che sosteniamo tutti: che il sottosuolo di Roma contiene una miniera di informazioni e di tesori che non consentono troppa libertà. A questo vanno adattati i progetti che riguardano parti sotterranee, dalla metropolitana ai parcheggi». Ha un sogno per la Capitale? «Mi piacciono molto le aree pedonali. Vorrei rendere il centro storico più a misura d'uomo, studiando con l'amministrazione comunale un sistema di collegamenti interni che possano allontanare sempre più il traffico. E l'inquinamento dannoso non solo per le persone ma anche per i beni che vogliamo tutelare». E per il Tevere? «Vorrei ripristinare sempre più il rapporto della città con il fiume, con percorsi lungo le banchine e piste ciclabili, cercando di renderlo sempre più simile alla Senna e al Tamigi. Per progetti più complessi, vedremo in seguito».