Le recenti "aperture", in particolare quelle del presidente della SAT Antonio Bargone, in materia di autostrada della Maremma non vanno sopravalutate e però nemmeno sottovalutate. Parlo da semplice cittadino, con una lunga consuetudine ormai con la Maremma e coi suoi problemi. Il primo dei quali mi pare la salvaguardia più accurata dei suoi straordinari valori paesaggistici, ambientali, agro-forestali, un contesto presso che unico. Un tempo selvaggio. Rimodellato negli anni '50 dalla riforma agraria, con uno spessore culturale oggi impensabile. Una salvaguardia da coniugare con l'indispensabile modernizzazione del corridoio tirrenico. Il progetto autostradale nei suoi vari tracciati (a costa, in collina, ecc.) irrompeva invece in questo patrimonio storico-artisitico-paesaggistico manomettendolo e devastandolo. Con danni incalcolabili per le future generazioni. Al contrario il progetto Anas (l'ultimo grande progetto, temo, di una azienda poi immiserita) per una superstrada "in sede" con misure autostradali europee salvava in larghissima misura la Maremma. L'idea ora maturata - per ragioni diverse che non analizzo, in primo luogo quelle finanziarie e forse la consapevolezza che bisogna evitare altre dissipazioni di beni irriproducibili - di realizzare l'arteria autostradale sostanzialmente sull'attuale strada statale va discussa attentamente. Ne parlavo giorni fa con Paolo Baratta ex ministro (governo Dini) dei Lavori pubblici e anche dell'Ambiente, e convenivamo sul fatto che, se l'arteria autostradale viene realizzata fra Rosignano e Civitavecchia principalmente sul tracciato dell'Aurelia, in modo attento, quindi senza le devastanti complanari, con ingressi e uscite vigilate soprattutto da barriere elettroniche e non da numerosi maxi-caselli previsti dal primitivo progetto, potrebbero scaturirne indubbi vantaggi. Uno di questi - secondo l'amico Baratta - risiederebbe nel divieto di costruire entro certe distanze che l'autostrada impone, a differenza della strada statale purtroppo costipata, spesso, da fabbricati di ogni tipo (si veda la strettoia di Montalto di Castro). Purché, ovviamente, si evitino le complanari e, il più possibile, anche i caselli. Credo che abbia ragione. A questo punto però non si potrebbe ipotizzare (lo pongo come interrogativo) una società mista nella quale l'Anas - che ha già fatto molto installando il guard-rail ovunque era possibile - conferisse la proprietà della sede stradale e la Sat la concessione? Sarebbe anche un modo, probabilmente, per ridare all'arteria autostradale maremmana, ridimensionata nei suo impatti ambientali e paesaggistici più pesanti, un carattere pubblicistico che oggi non ha e che porterebbe più facilmente ad esentare il traffico locale (prevalente) dai pedaggi. Un carattere, questo, che dovrebbe suscitare anche l'interesse negli enti territoriali, la Regione Toscana e la sua nuova dirigenza (meno coinvolta, si spera, nelle polemiche contrapposte di un recente passato), la Provincia di Grosseto (il cui presidente Leonardo Marras si è mosso in modo attento, mi pare) e i numerosi Comuni della zona fra costa e collina. Certo, resta, a quanto pare, l'opposizione del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che sembra ancora volere l'autostrada tout court, con tutte le pesantissime implicazioni di sempre. Ma sul resto si può e si deve comunque lavorare, anche sul piano della proposta. Convinti che modernizzare sia oggi possibile senza massacri a base di cementoasfalto.
TOSCANA - L'autostrada sull'Aurelia salverebbe la Maremma
Il presidente della SAT Antonio Bargone ha espresso le sue opinioni sul progetto autostradale della Maremma, sottolineando l'importanza di salvaguardare i valori paesaggistici, ambientali e agro-forestali della zona. Ha anche sottolineato l'importanza di modernizzare il corridoio tirrenico senza devastare il patrimonio storico-artistico-paesaggistico della Maremma. Il progetto Anas, che prevede una superstrada "in sede" con misure autostradali europee, è stato considerato come un esempio di come poter salvare la Maremma.
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