Lex assessore mette in guardia il suo successore Miglietta, Crt: "Il nostro intervento è manageriale" OLIVA: "SERVE UNINTESA TRA ENTI E FONDAZIONI" Ora che molti cantieri si sono conclusi, penso alla Venaria, occorre occuparsi anche della gestione, bisogna continuare a investire Sono a rischio soprattutto i festival cinematografici, ma anche il Circolo dei lettori e Torino Spiritualità «Di fronte alla crescente autonomia delle fondazioni bancarie si rende sempre più necessaria una regia da parte della politica». Parla come ex assessore alla Cultura, Gianni Oliva, e lancia un messaggio forte, quasi un grido di allarme, a chi arriva dopo di lui. Invita insomma la politica a svolgere un ruolo di coordinamento e programmazione dellofferta culturale, «altrimenti si rischia di disperdere il capitale che si è formato negli ultimi quindici anni e di perdere dei pezzi per la strada». E si rivolge alle fondazioni bancarie perché, a grandi restauri ultimati, continuino a investire nella gestione dei beni, pensando soprattutto alle regge sabaude e al loro «circuito». Il segretario della Fondazione Crt Angelo Miglietta risponde e rilancia: «Non entro nel merito dellautonomia, perché non lo ritengo utile. Mi pare importante invece il richiamo a quello che per noi è un punto centrale, ovvero concepire una nuova forma di gestione e valorizzazione dei beni, e tra i nostri progetti ci sono proprio le residenze di Racconigi e Stupinigi, con il controllo da parte dellente pubblico sulla correttezza dellutilizzo, ma con linnesto di energie non solo finanziarie e soprattutto di stampo manageriale». Per Oliva certo la situazione oggi è molto cambiata. «Ci sono più soggetti che operano in modo autonomo e consapevole, fatto questo senzaltro positivo, a patto che si riesca a concertare una politica comune». Negli anni Novanta, quando è iniziata la rinascita culturale di Torino e del Piemonte, cerano più risorse e meno progetti. «Allora gli enti pubblici e le fondazioni bancarie finanziavano e i politici coordinavano. Poi sono cambiate le cose, le fondazioni hanno iniziato ad attrezzarsi, si sono dotate di personale specializzato e di strutture interne. Oggi sono diminuite le risorse pubbliche e anche i privati operano dei tagli, bisogna dunque ridiscutere i ruoli. Soprattutto è urgente mettere in piedi un tavolo di concertazione per le politiche culturali, cui partecipino i vari soggetti». Ma che cosa si rischia di perdere? «Non penso a una realtà in particolare, il mio è un discorso generale - ribatte Oliva - Riguarda i festival cinematografici, dal Torino Film Festival al Cinema Ambiente, a "Da Sodoma a Hollywood", a "Sotto 18", ma anche le rassegne di teatro o il Circolo dei lettori e Torino Spiritualità. I festival sono finanziati dalluno o dallaltro soggetto, se qualcuno decide di tirarsi indietro si rischia un impoverimento senza avere deciso che cosa tenere e cosa chiudere». E per quanto riguarda i grandi restauri, intrapresi per lo più negli anni Novanta: «Ora che molti cantieri si sono conclusi, occorre continuare a investire - prosegue Oliva. - Perché queste realtà, e penso in particolare alle residenze sabaude, possono svilupparsi solo se sono gestite in modo proficuo». Così la Compagnia di San Paolo continua a finanziare il Consorzio della reggia di Venaria e le sue mostre (ma da corso Vittorio preferiscono non replicare alla «provocazione» di Oliva), mentre la Fondazione Crt sta mettendo a punto nuovi progetti: «In linea con il disegno della legge Urbani, siamo disponibili a essere partner privati sia al Castello di Racconigi che alla Palazzina di caccia di Stupinigi. Proprio Racconigi sarebbe la prima residenza a usufruire di un progetto innovativo, traducendo nella realtà unidea messa in cantiere con la compianta direttrice Mirella Macera. Prevede, oltre allinnesto di competenze non così diffuse nel nostro paese, dalla managerialità al marketing, che vadano oltre a un approccio di tipo pubblicistico alla gestione e valorizzazione dei beni, anche la costituzione, facendo ricorso pure alla venture philanthropy, di un patrimonio finanziario che porti a superare il modello delle fondazioni di partecipazione, che rischiano da un anno allaltro di trovarsi in situazioni di non sostenibilità».