Il Campidoglio punta a ripristinare l'ostello del Giubileo, la Sapienza voleva creare un campus ma la RmE è disposta a cedere poco spazio Asl, Comune, Regione, Municipio e Università: ognuno ha un progetto per l'ex manicomio Era la Casa degli spiriti, il luogo da evitare. Ora la fila di pretendenti, di chi reclama un padiglione, un piano o anche una semplice stanza, si allunga ogni giorno di più. Tutti lo vogliono, tutti vogliono i locali dell'ex manicomio provinciale: Comune, Regione Lazio, XIX Municipio, Università La Sapienza. Ma soprattutto li vuole la Asl RmE, il legittimo proprietario che non li molla. Così quel luogo, che un tempo ospitava gli stati generali della follia, s'è trasformato nel nuovo oggetto dei desideri di tanti amministratori locali in cerca di spazi. Un tira e molla, una disputa tra chi lo vorrebbe destinare in un modo e chi in un altro. Curioso destino del Santa Maria della Pietà. Per decenni allontanato, tenuto a debita distanza persino negli anni del boom edilizio, quando i palazzi spuntavano intorno ma non osarono crescergli accanto. Ovunque ma non "lì". Il rapporto tra gli ospiti dell'ospedale psichiatrico e gli "altri", la gente "normale" che abitava nella zona, conobbe momenti di grande tensione. Fu quando la legge Basaglia, all'inizio degli anni Ottanta, incrinò quel sottile confine fisico e psicologico che separa il mondo dei sani di mente da quello dei malati. I cancelli della struttura psichiatrica si aprirono e i pazienti, da legati e imprigionati che erano, si ritrovarono in libera uscita per le strade del quartiere, alle estreme propaggini di Monte Mario. Col tempo quelle presenze ai semafori, quei malati-barboni, persi, senza più sguardo negli occhi, furono digerite. Divennero figure familiari: il finto-vigile che regolava il traffico all'incrocio con via Trionfale; la donna che parlava con gli alberi, il posteggiatore che parcheggiava se stesso, e così via. Svanì via via la paura. Non il dolore, che anzi, da sempre internato in quelle mura, con i malati in giro per le strade si riversò fuori, divenne visibile, indissimulabile, imbarazzante. Finita da vent'anni la stagione dei ricoveri, andati in disuso molti padiglioni, cominciò a porsi il problema: come riconvertire quella struttura sovradimensionata - realizzata nella Belle Epoque e raggiunta dai binari della Roma-Viterbo - un parco immenso, 27 ettari, 32 padiglioni, un cappella, un laghetto, immersi in una pineta secolare? Oggi l'ex manicomio non conosce ancora la risposta, il suo destino. E non lo conosce neanche l'assessore al Bilancio della Regione Lazio, Andrea Augello: «Finora sono stati fatti molti discorsi, alcuni anche interessanti, ma non c'è nulla di concreto, non ci sono gli strumenti per operare. Tutti pensiamo che si tratti di una struttura di assoluto pregio e che vada valorizzata come è stato fatto, ad esempio, per il patrimonio del Pio Istituto. Ma prima di prendere una decisione e definire un eventuale cambio di destinazione d'uso dobbiamo aspettare l'esito delle perizie. Gli esperti di Risorse per Roma ci daranno la loro valutazione e forse già entro la fine dell'anno potremo fare i passi successivi». Area socio-sanitaria, area-universitaria, ostello per la gioventù, oppure tutt'e tre le cose? «In linea di principio non sono contrario a nessuna di queste ipotesi, ma aspettiamo, è ancora presto per dirlo», rimane prudente Augello. In attesa di trasformarsi in qualcos'altro, l'oggetto del desiderio è diventato un grande contenitore. Con: Museo della Mente, pista podistica; parco giochi; segretariato sociale; poliambulatorio; ospice oncologico; clinica veterinaria; residenza psichiatrica assistita; centro studi per la salute mentale; scuola infermieri (del vicino San Filippo Neri); servizio di psichiatria infantile; economato della Asl RmE; centro diurno "La voce della Luna"; ufficio invalidità civile; servizio farmaceutico, e ancora una storica ex lavanderia, biblioteca, teatro e mensa. Dal prossimo anno, inoltre, nel comprensorio si trasferiranno gli uffici del XIX Municipio, l'unico accordo già scritto. Non c'è invece su tutto il resto. Tanto da aver spinto un comitato locale a raccogliere nell'inverno scorso circa 9 mila firme per presentare in Consiglio comunale una delibera di iniziativa popolare. Massimiliano Taggi è uno dei promotori: «Chiediamo l'acquisizione dell'area finalizzata ad un utilizzo sociale e cultura mediante una permuta. Uno scambio in cui si tenga conto del sistema salute e delle esigenze del territorio». Nel frattempo 5 consiglieri regionali del centrosinistra (Rodano, Meta, D'Amato, Hermanin; Bonadonna e Bonelli) presentano una proposta di legge per la cessione del comprensorio al Comune di Roma, «identificato nel nuovo Piano regolatore come centralità urbana da pianificare», o quantomeno per «la compartecipazione progettuale». Si fa strada sempre più l'ipotesi multiuso, che non è quella però gradita alla Sapienza. «Difatti - osserva Taggi - il 27 marzo scorso il Consiglio universitario giudicò inadeguato il progetto del Campus e lo stralciò dal suo Pag, il piano di attuazione generale». Un discorso a parte è quello dei padiglioni ristrutturati grazie ai fondi dell'ultimo Giubileo per l'accoglienza: 400 posti letto da adibire ad ostello. «L'impegno era limitato al periodo giubilare, ora possiamo liberamente decidere di utilizzare quelle strutture assecondando la naturale vocazione socio sanitaria di questa struttura», si fa cautamente notare alla Asl RmE, ben sapendo che il direttore generale Franco Condò, in queste giorni in ferie, preferisce far parlare gli altri e mantenersi sulle sue. Non più di 20 giorni fa si è sfiorato l'incidente diplomatico: ad una delegazione del Comune di Roma, guidata dal presidente della Commissione turismo, Pino Galeota, non è stato accordato il permesso di effettuare un sopralluogo. Al rifiuto sono seguite alcune lettere dal contenuto piuttosto nervoso. «Era una visita di routine richiesta da più commissioni - spiega oggi Galeota - chiedevamo un incontro anche per rappresentare un problema che questa città non può trascinarsi in eterno se vuole continuare ad essere anche per il futuro un punto di riferimento per l'accoglienza giovanile. Ma forse non è così». Il riferimento è ai padiglioni ristrutturati. Alcuni smantellati, altri con la targa "Residenza Santa Maria". Archiviato l'Anno Santo, la reception del padiglione 28 continua infatti a funzionare (ma all'Apt non risulta): parcheggio privato, ricevimenti, banchetti, e 94 camere con diverse tipologie. Il prezzo di una doppia si aggira sui 60 euro, colazione compresa. Volendo si può anche pranzare con menù de luxe . «Vede quell'angolo con l' abat-jour - indica un ex infermiere che spesso torna nel parco per portare a passeggio il suo cane - durante le sue frequenti crisi si rannichiava lì uno dei malati, aveva nostalgia della sua mamma, rivoleva il suo cordone ombelicale».
Il Messaggero
7 Agosto 2004
S. Maria della Pietà, ora ci vogliono entrare tutti
CL
Claudio Marincola
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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