E il governo può cambiare il decreto che istituisce enti lirici di "interesse nazionale" DIFENDERE il Maggio a tutti i costi. E mobilitazione contro leventualità che il decreto ministeriale sulla riforma delle Fondazioni lirico sinfoniche declassi il Maggio Musicale negandogli quel rilievo nazionale che invece verrebbe riconosciuto alla Scala e allAccademia di Santa Cecilia. Il sindaco Renzi annuncia in consiglio comunale laumento del contributo di Palazzo Vecchio al teatro: da 3 milioni e 150 mila euro a tre milioni e mezzo. Renzi auspica che altrettanto facciano Provincia e Regione. La risposta è immediata. Il neo presidente toscano Rossi aggiunge 500 mila euro ai consueti due milioni e mezzo lanno. E scrive al ministro Bondi. Il presidente della Provincia Barducci manterrà il suo milione «nonostante la Provincia non abbia competenze dirette nel Maggio». Renzi invita il ministro Bondi alla prima del Maggio il 29 aprile e ribadisce le «barricate istituzionali» se al Comunale verrà negata quellautonomia che permette di ottenere finanziamenti e assumere musicisti «di eccelsa qualità» che altrimenti andrebbero perduti. Annuncia un incontro giovedì alle 16,30 a Roma, «di parte della giunta comunale con tutti i parlamentari fiorentini, di tutti i colori politici». E un consiglio comunale aperto sul Maggio che il presidente del consiglio Giani dice si terrà con tutta probabilità al Comunale, alla presenza delle maestranze. «Si conferma - commenta il sovrintendente Giambrone - la vicinanza del sindaco al Maggio per cui sta mantenendo gli impregni presi anche a livello finanziario». Di più, dice Renzi. Il governo dovrà rispondere a Firenze anche sulla legge speciale: «Tutte le volte che cè una campagna elettorale Berlusconi dice faremo una bella legge speciale, ma poi lunica cosa di speciale che vediamo sono i tagli. Ma la città non si farà prendere in giro». Si muove anche Carla Fracci, assessore alla cultura in Provincia e già prima ballerina della Scala. «Caro sindaco - scrive a Renzi - Mi associo alla sua battaglia». Barducci ipotizza che «lesclusione del Maggio sia una rappresaglia di ordine politico». E Rossi chiede a Bondi «che al Maggio sia attribuito quel riconoscimento di istituzione di prioritario interesse nazionale che potrà assicurargli autonomia, crescita e sviluppo». Adesso si attende la definitiva stesura del decreto che verrà portato a Napolitano tra oggi e domani. Lultima versione potrebbe i nomi della Scala e di Santa Cecilia, parlare solo di gradualità del riconoscimento e evitare di dire da subito a quali Fondazioni darlo o non darlo. Lasciando così in qualche modo aperta la partita. Oppure, cè chi sospetta, semplicemente rimandando a dopo la doccia fredda: subito lautonomia agli altri e chissà quando al Maggio.