«RIFORMA sì, tagli no». E ancora: «La Cultura, in tutte le sue espressioni, non è un consumo voluttuario. E' il fascino e il prestigio dell'Italia, anche a livello economico. Qualsiasi misura che la limiti è autolesionismo puro. Ebbene noi, in questo momento, stiamo proprio tagliando questo fascino e questo prestigio». Il ministro della Cultura, Giuliano Urbani, attacca. Deluso dall'atteggiamento di chi ha penalizzato senza una vera utilità i beni culturali e lo spettacolo (il cinema in particolare) «Settori che virtuosamente, con il concorso delle categorie, abbiamo già messo in riga, ottimizzando le risorse a disposizione» stigmatizza la miopia dei provvedimenti. E suona l'allarme: «Abbiamo tre mesi di tempo per rimediare allo scempio. Non si tratta di una questione trascurabile,di settore. Il Paese lo capisca. Altrimenti, meglio andare a casa». La botta che colpisce la Cultura toglie complessivamente al settore quasi 90 milioni di euro. Il più colpito è il cinema, ma anche lo spettacolo dal vivo, enti lirici in testa, accusa la scure. «Sono tagli profondamente sbagliati. Tre aggettivi per loro. Il primo: contraddittori. Sono state già fatte o avviate riforme per spendere meglio e non chiedere incrementi di finanziamento. Riforme che ora vanifichiamo svuotandole del necessario per esistere. Un esempio? Il cosiddetto decreto salvacinema, venuto dopo una rigorosa ottimizzazione. Nelle nuove condizioni, dovremmo chiamarlo "affossacinema". Secondo aggettivo: tagli ingiusti. Perché vengono dopo le riforme. Noi voglio ripeterlo abbiamo messo mano alle riforme cancellando maniere sbagliate di ripartire i finanziamenti e applicando norme severe di selezione. Aspettavamo una medaglia, ci arriva invece la degradazione. Terzo aggettivo: tagli autolesionisti. Cinema, teatro, musica, musei non sono un lusso, sono la miglior pubblicità dell'Italia, i migliori ambasciatori di ciò che abbiamo da godere e da vendere. Infine sottolineo come, dopo aver parlato per mesi di collegialità, la si smentisca clamorosamente con provveddimenti ciechi contro settori che hanno dimostrato grande maturità nell'essere addirittura coautori della loro riforma. Non meritano il danno di una mannaia contabile là dove si dovrebbe fare politica. Perché di politica, e della migliore, dovrebbe trattarsi» . Oggi più che mai siamo di fronte, in Italia, alla "questione Cultura". «Diciamo di essere un Paese civile, Lo siamo. Ma come può, un Paese civile che è in testa alle graduatorie mondiali quanto a possesso di beni culturali destinare ad essi solo lo 0,17 delle proprie risorse? La cultura è uno dei nostri principali atout, ci dà immagine internazionale, lavoro e ricchezza. Ci siamo impegnati, ad esempio, a restaurare a Pechino la Città Proibita. Non è un'impresa campata per aria, bensì qualcosa che farà da traino alle nostre esportazioni nell'enorme mercato che la Cina offre a chi sappia conquistarlo». E' vero che cade, vittima dei tagli, anche l'erigendo Museo della Shoah, previsto a Roma? «Quanto al Museo della Shoah mi auguro si tratti di tagli cosiddetti "tecnici", applicati per poter disporre al momento di una cassa più pronta. Decurtazioni, cioè, momentanee, che verranno poi ripianate. Se così non fosse, bisognerebbe passare a una vera denuncia. Non si può svuotare una legge approvata dal Parlamento, oltretutto per un obiettivo così fortemente simbolico. Il Museo fu proposto da noi, certo, ma il Parlamento lo ha votato, lo ha approvato in quanto testimonianza di una parte cruciale della nostra Storia». Parlando di Cinema, siamo a un passo dal Festival di Venezia, che vorrebbe essere, quest'anno, protagonista di un rilancio della nostra industria cinematografica. Un festival dal quale partire verso nuovi futuri. «Sarà l'edizione dei record. Venezia si è impegnata al massimo: 1900 titoli afferiti al Festival e 70 titoli selezionati, con un buon 40 in più, rispetto al passato, di Paesi partecipanti e un 70 in più di televisioni presenti e attive; il ritorno delle star al Lido, da Tom Cruise a Nicole Kidman, passando per Spielberg; e la nuova collocazione firmata Dante Ferretti, una creazione del talento italiano con 60 leoni in vetroresina che, in attesa di nuove strutture, faranno da "viale del rilancio", dopo l'avvilente cartellino giallo che la rassegna ha ricevuto per l'inadeguatezza dei suoi spazi.Questo sforzo non vuole, né deve essere avvilito dai tagli assassini». Si sta per arrivare persino al tax-shelter e all'allargamento dei diritti delle imprese e dei privati che investono in Cultura. «Le erogazioni liberali, che oggi i privati non possono indirizzare verso un obiettivo specifico, potrebbero in futuro mirare, invece, a realizzazioni precise. Chi investe in Cultura decide cioè cosa voglia favorire, e dove. Con una clausola: la spesa dovrà essere territorializzata. L'erogazione mirata non finirà più nel calderone generale, né rischierà di finanziare obiettivi che non interessano all'investitore. Attraverso il tax-shelter invece, l'Erario recupererà, attraverso l'investimento in loco e l'indotto di lavoro e fatturazioni che esso procura, quanto il privato non pagherà in tasse». Tornando ai tagli, si è tolta la possibilità a due teatri dei quali si aspetta la rinascita il Petruzzelli di Bari e il Donizetti di Bergamo di usufruire dei necessari finanziamenti. E viene penalizzato il progetto speciale per l'America Latina. «Non rimane che la battaglia. L'appello è per un recupero dei tagli nella prossima Legge Finanziaria. Inoltre, simili provvedimenti devono essere drasticamente scongiurati nel futuro». Il Nuovo, i giovani, la ricerca. Le riforme di settore li favorirebbero: quella del cinema, ad esempio, promuove e finanzia i corti e i documentari, senza chiedere, come fa per i film di cartello, referenze a priori sui cast. Si dà un piccolo finanziamento allo sviluppo di sceneggiature originali. Nella lirica, particolare attenzione ai compositori contemporanei. Si rilancia l'Inda e vengono favorite le politiche internazionali dei Teatri Stabili. E adesso? «Semplicemente, il Paese deve fare pressione perché la Cultura venga considerata alla stregua di ciò che è, fondamentale per la coscienza, la vita e l'economia nazionali. Se è vero che abbiamo dettato nuove regole, restrittive nel senso della qualità e del dovuto rapporto con il mercato, per i prodotti professionali, è anche vero che vogliamo scoprire il talento italiano là dove esiste e dove è sempre esistito: nelle nuove generazioni. Per continuare ad essere Italia in tutto e per tutto. Non si può tarpare le ali alla Cultura. Il tempo è poco, diamoci da fare». Ne ha parlato direttamente al Presidente del Consiglio? «Sto preparando per lui una relazione approfondita che gli farò avere quanto prima. E mi batterò personalmente per sottolineargli la gravità della situazione».