Palermo DECINE e decine sono, ormai, in Sicilia i monumenti medievali e moderni più o meno fortemente degradati, talvolta a rischio vero e proprio di sopravvivenza, che attendono la manna dei fondi europei per tornare a vivere e a svolgere la loro funzione culturale e turistica. Come non ricordare, a Palermo, i fondati dubbi sull' agognata fine dei pluridecennali restauri di Maredolce e Palazzo Bonagia, la vergognosa interruzione di quelli della normanno-barocca Villa Napoli o il repellente aspetto di Palazzo Sclafani, sempre ricoperto di bianca calce, solo per fare qualche esempio?O come dimenticare, in una cittadina dai vitali interessi turistici come Erice le abbandonate ma preziose chiese quattrocentesche e barocche di Sant' Orsola, del Carmine e di San Pietro? A fronte di una situazione del genere, l' assessore regionale ai Beni culturali rende noto che sono imminenti i fondi europei per gli acquisiti «progetti di merchandeising di prodotti legati ai beni culturali, di cui il finanziamento più grosso andrà, per circa 40 milioni alle imprese e agli artigiani che si muovono nel settore dell' arte moderna». Sarà, inoltre, finanziato «tutto l' indotto che si muove intorno ai beni culturali», che speriamo poi di apprendere in che cosa consista realmente. Atteso che il mortificatissimo bilancio regionale ordinario, ormai da cinque anni, non riesce a smaltire nemmeno le «perizie di somma urgenza» quando, in che misura e con quali congruità agli effettivi bisogni sapremo stanziati i fondi europei per curare il degrado del prezioso patrimonio dei monumenti medievali e moderni?