«BASTA concerti a piazza del Popolo». Insorgonoi residenti dopo che per l' ennesima volta si va in deroga a qualsiasi protocollo, «trasformando la piazza storica in una discoteca a cielo aperto con musica per due serate (stasera l' ultima)». Così i comitati del centro storico hanno scritto una lettera di protesta al sindaco, al ministero dei Beni culturali e alla Soprintendenza per i beni archeologici. Hanno presentato un esposto in Procura. E hanno chiesto l' intervento dell' Unesco che tutela il cuore della città. «Gli intenti della manifestazione "Roma Capitale dello Sport", come di altri eventi già svolti in piazza del Popolo, sono certamente condivisibili e l' uso delle piazze storiche di Roma come luogo di incontroe di promozione pubblica di appuntamenti di carattere culturale, sociale, sportivo è auspicabile: nessuno vuole una città deserta o "museale" - spiega il Coordinamento Città Storica che raccoglie 16 associazioni - Ma lo svolgimento di concertiè un' attività assolutamente incompatibile con la tutela di una delle aree più importatie sensibili del patrimonio storico, culturale, archeologico ed architettonico della città. Esistono sicuramente siti più congrui e più adeguati per svolgere i concerti». Una tre giorni di sport per sostenere la candidatura alle Olimpiadi di Roma del 2020, un evento che «condividiamo, apprezziamo e riteniamo giusto farlo in piazza del Popolo- sottolineano i comitati - ma che snatura la sua forma quando si inseriscono spettacoli che non hanno alcuna attinenza con la ragione dell' evento. I concerti hanno invece evidenti finalità promozionali e commerciali. E in questa prospettiva appare chiaro che l' amministrazione comunale è ricorsa ad un mero escamotage per autorizzare i concerti nell' ambito della manifestazione, onde superare le disposizioni dei regolamenti. Così non si tutela la salute pubblica e non si evita l' inquinamento acustico». Oltre alla musica che risuonerà nella piazza fino a mezzanotte, i cittadini puntano il dito anche contro l' occupazione invasiva che «di gran lunga superiore rispetto alle percentuali previste dal protocollo d' intesa».