IL SUO valore artistico e storico, secondo gli esperti, è talmente elevato cheè impossibile quantificarlo. Di certo, c'è solo il fatto che non suona più per via del suo pessimo stato di conservazione, con tarli e termiti che ne stanno divorando la cassa lignea e con le pesanti canne in piombo deformate dall'umidità e pronte a sfasciarsi al suolo. Senza che nessuno, a partire dall'assessorato regionale ai Beni culturali, abbia ancora mosso un dito per restaurarlo. Succede a Palermo, nella chiesa della Gancia, dove il prezioso organo monumentale risalente al '600 e sulla cui tastiera si sono esibiti tra i maggiori solisti del mondo, versa in gravissime condizioni. A denunciarlo è l'organista Vito Gaiezza, presidente dell'associazione Albert Schweitzer, che insieme a un gruppo di appassionati, a proprie spese, ha commissionato una relazione tecnica a una ditta specializzata nel restauro di organi antichi. Relazione che ha messo a nudo non solo lo stato penoso dell'organo, ma anche i rischi per l'incolumità di chi frequenta la chiesa. «Da anni con l'associazione ci battiamo per il recupero di questo gioiello - dice Gaiezza - Stiamo parlando di un'opera dal valore inestimabile, un pezzo unico al mondo, realizzato dai La Valle nel '600 e modificato da Giacomo Andronico nel '700, ossia i massimi esponenti della tradizione organaria dell'Isola». Parole che trovano conferma nella relazione della ditta Pinchi di Foligno: «L'organo della Gancia - si legge nella relazione - rappresenta un mirabile esempio di organaria siciliana. La sua imponente facciata, la cassa lignea e il materiale fonico lo rendono estremamente interessante sotto il profilo storico». Eppure, sono proprio questi elementi a versare in pessime condizioni. La cassa lignea, innanzitutto, «splendido esempio di buffet d'organo monumentale, riccamente intagliatoe decorato», cheè stata attaccata dagli insetti xylofagi: «Pitture, dorature e stucchi sono gravemente deteriorati - scrivono i tecnici - al punto che dalla navata della chiesa la cassa sembra quasi priva di decorazioni». I pezzi di maggior valore, però, sono le canne di facciata, lunghe anche quattro metri, che risalgono ai primi del '600. «Le bocche delle canne più grandi sono schiacciate - si legge nella relazione - e stanno velocemente e inesorabilmente cedendo, con gravi rischi per il manufatto e per l'incolumità delle persone che frequentano l'edificio». I tecnici scrivono che il restauro delle canne va fatto con la massima urgenza, anche perché «l'importanza storica di questo strumento è attribuibile quasi esclusivamente all'integrità del materiale fonico originale. Mandare a distruzione le canne aggraverebbe il costo di un restauro e pregiudicherebbe in maniera pesante il risultato sonoro». Per queste ragioni, Gaiezza ha lanciato un appello alla Soprintendenza e all'assessorato Beni culturali. Per il restauro, occorre una cifra intorno ai 200 mila euro, fondi che potrebbero essere trovati con la legge 44 dell'85, che prevede somme ad hoc per il recupero degli organi storici, ma da anni il capitolo di spesa è vuoto. Al suo appello si sono già uniti artisti di fama internazionale, docenti ed esperti: «È uno strumento di grandissimo prestigio, quasi unico per la sua sonorità - dice Daniele Ficola, coordinatore del dipartimento di musica antica del Conservatorio Bellini - Spero che la Regione si muova presto per salvarlo».