II ministro Urbani rinuncia al diritto di prelazione per l'acquisto delle carte dello scrittore. Protestano il Comune di Roma, la Regione Lazio e Italia Nostra L'autore televisivo vuole donare il materiale alla Pinacoteca Levi di Alassio. Ma tutto il materiale è vincolato a Roma Le Archivio di Carlo Levi è stato comprato da Antonio Ricci, l'ideatore del programma televisivo Striscia in notizia, che ha annunciato che lo venderà alla «Pinacoteca Levi» della città ligure Alassio. Termina così la vicenda della vendita di una parte consistente delle carte e dei documenti dell'autore di Cristo si è fermato ad Eboli. Ma si tratta di una conclusione che non piace a molti. «Un grave episodio nella storia della tutela in Italia», lo definisce Italia Nostra. Ma quali le ragioni di una contrarietà cosi perentoria? Ripercorriamo la storia di quest'acquisto. Il 17 giugno si apre l'asta della parte dell'archivio ancora in mano alla famiglia Levi, dopo che lo scrittore aveva lasciato il corpus principale della sua produzione e del suo epistolario alla Fondazione che porta il suo nome, depositata presso l'Archivio di Stato a Roma. Si tratta di carte e documenti salvati e ordinati da Linuccia Saba, per decenni compagna di Levi, il cui nucleo più rilevante, dal punto di vista quantitativo, è quello delle testimonianze riguardanti l'opera letteraria. E sono presenti in più versioni quasi tutte le altre opere dello scrittore. Il giorno prima dell'inizio dell'asta, la Soprintendenza archivistica per il Lazio aveva notificato l'indivisibilità dell'archivio. A quel punto lo stato avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione entro il 17 agosto, giorno di scadenza dell'asta. Ma mercoledì Italia Nostra lancia un appello allarmato: «II vincolo dell'indivisibilità - annuncia - non ha impedito l'acquisizione della raccolta da parte di un antiquario torinese, che promette di donare l'archivio ad un non qualificato ente pubblico di Torino». Si tratta di Mario Freddi. L'unica soluzione a questo punto - ribadisce l'organizzazione - è che lo Stato eserciti il suo diritto di prelazione: «Facciamo appello a tutte le personalità politiche e culturali di Roma e del Lazio perché l'archivio del famoso pittore e scrittore Carlo Levi, venduto all'asta il 18 giugno, rimanga nella capitale». Per la precisione sia destinato alla Biblioteca Nazionale Centrale, sede istituzionale per la documentazione della storia della letteratura italiana contemporanea. E rincara: «Per il modo in cui si è evoluto il caso, Italia Nostra riterrà inaccettabile la rinuncia al diritto di prelazione». Nella notte dello stesso mercoledì, il Consiglio regionale del Lazio approva all'unanimità un ordine del giorno presentato dal Gruppo consiliare del Prc, che impegna la Giunta a «sensibilizzare il Governo, nello specifico il ministro per i Beni culturali, al fine di far valere il diritto di prelazione per l'acquisto dell'archivio storico Carlo Levi e verificare le possibilità che l'acquisizione del patrimonio storico possa essere realizzata dalla Regione Lazio». I firmatari dell'ordine del giorno Salvatore Bonadonna ed Enrico Luciani commentano: «È necessario che questo immenso patrimonio non finisca sotto chiave in stanze private. La Giunta utilizzi tutti i mezzi a sua disposizione per mantenere pubblico l'archivio storico di Carlo Levi». Ieri però arriva la notizia, diffusa dal quotidiano La Stampa, che Freddi ha in realtà acquistato l'archivio per conto di Ricci. E sempre sullo stesso quotidiano il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani fa sapere che lo Stato non eserciterà più il diritto di prelazione: «Sono decaduti tutti i rischi che ci avrebbero spinti ad un passo del genere - spiega - A questo punto sappiamo che l'archivio Levi non solo resterà in Italia, ma sarà accessibile al pubblico». Mentre l'acquirente motiva la sua scelta di donarlo alla città di Alassio con la presenza della Pinacoteca e i frequenti soggiorni dello scrittore nella cittadina. I commenti negativi non si fanno aspettare. E non tanto relativi alla persona dell'acquirente, quanto al fatto che lo Stato non ha fatto quel che avrebbe dovuto. «Una collezione vincolata lascia il luogo dove era ospitata da una vita grazie ad un accordo tra il Ministro per i Beni Culturali con l'acquirente -denuncia Italia Nostra - una decisione che aggira le competenze dirette della città di Roma, della Regione e della Soprintendenza archivistica del Lazio». Mentre Bonadonna afferma: «Tanto di cappello a Ricci, ma sarebbe stato auspicabile che il governo esercitasse comunque la prelazione per l'acquisto dell'archivio storico Carlo Levi, garantendo in prima persona la sua pubblica fruizione. Non vorrei che il Comune di Alassio, dopo una prima fase di grande attenzione all'archivio, per i problemi di bilancio che gravano su tutti i comuni, per effetto dei tagli decisi dal governo, finisse per far andare l'archivio Levi in un magazzino». Mentre il Campidoglio rilancia chiedendo allo Stato di esercitare il diritto di prelazione e si dice pronto a mettere a disposizione gli spazi necessari per valorizzarlo e renderlo visibile al pubblico. «Uniamo la nostra voce -dice l'assessore alla Cultura Gianni Borgna- a quella di molti intellettuali e di Italia Nostra».