Da Napoli a Bari, da Torino a Verona, da Genova a Cagliari sono in tanti a gridare allo scandalo Solo Palermo in linea con Bondi: "Così ci sarà una gestione più efficiente" Dagli esclusi della grande lirica parte un coro di proteste da ogni parte dItalia. Sono in totale quattordici le fondazioni liriche, oltre a Maggio, Scala e Santa Cecilia: il Comunale di Bologna, il Carlo Felice di Genova, il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, lOpera di Roma, il Regio di Torino, il Verdi di Trieste, la Fenice di Venezia, lArena di Verona, il Lirico di Cagliari ed il Petruzzelli di Bari. E il decreto scontenta quasi tutti. Sul quotidiano lArena di Verona la decisione di riconoscere esclusivamente alla Scala e allAccademia di Santa Cecilia il ruolo di strutture di «particolare interesse nazionale» oggi è pubblicata con grande evidenza e in modo polemico è sottolineata laffermazione del vicepresidente della Fondazione La Scala Bruno Ermolli che dice: «Spiace che qualcuno abbia parlato di teatri di serie A e di serie B. Non è così». A Napoli il San Carlo si sente tagliato fuori dallelenco delle eccellenze e reagisce male: da oltre due anni il teatro è sottoposto a gestione commissariale e solo da pochi giorni ha un nuovo sovrintendente, lex direttore operativo Rosanna Purchia, il cui mandato scade a fine aprile. Roberto De Simone, per anni direttore artistico del San Carlo, commenta sul Mattino: «È scandaloso che al San Carlo non venga riconosciuto il suo primato. Napoli ha il teatro più antico dEuropa, nato nel 1737, abbiamo insegnato la musica al mondo». Anche lex sovrintendente Francesco Canessa si sfoga: «Ancora una volta è stato disatteso il progetto di Verdi che pensava a tre teatri nazionali a Milano, Roma e Napoli». A Cagliari si ribella il direttore artistico del Lirico Massimo Biscardi: «E un grave errore laver creato una divisione nei teatri dopera italiani che con il loro impareggiabile patrimonio artistico e professionale rappresentano oggi la cultura della nostra nazione nel mondo. Non ha senso logico creare la serie A e la serie B». Uniche voci in sintonia con la linea del ministro Bondi, quelle del sindaco di Palermo Diego Cammarata, presidente della Fondazione Teatro Massimo, e del sovrintendente Antonio Cognata: «Il nuovo decreto porterà a una gestione più efficiente di queste irrinunciabili istituzioni musicali italiane, razionalizzandone le spese e favorendone la crescita qualitativa e produttiva».