Ma quando divenne senatore lex-sovrintendente Fontana propose una "manutenzione" della legge che lui stesso aveva fortemente voluto, rendendosi conto che passo gestionale e costi della Scala erano unanomalia impossibile da armonizzare. In attesa di capire quanto lo scaligero "diverso grado di autonomia" farà respirare le altre Fondazioni, si può ipotizzare quanto sarà utile allo stato maggiore di via Filodrammatici. Di certo aprirà nuove prospettive contrattuali. Lattuale produttività e sviluppo dimmagine del teatro - ma essere tallonati dai bagarini che davanti alla biglietteria vendono un posto di loggione per Simon Boccanegra a 50 euro, è unimmagine da cancellare - non può essere condizionata dal blocco delle assunzioni che in altre situazioni nazionali è un obbligo morale e materiale. Quindi è probabile che concorsi, chiamate e audizioni riprendano un corso regolare; non solo al corpo di ballo. La legge porrà la Scala anche in una situazione di "autonomia" gestionale: deve essere un alleggerimento operativo e non un disimpegno. Quindi non basteranno i bilanci in attivo, ma più chiarezza amministrativa e capacità di interpretare senza ombre il ruolo di teatro dopera nazionale. Se la storia della Scala ha ottenuto un riconoscimento legislativo non è per confortare il già ben nutrito orgoglio, ma perché il suo modo di lavorare, negli uffici come in palcoscenico, sia un esempio per tutti. Quindi, esauriti rapidamente i tripudi, si pensi subito alle responsabilità civili e culturali in più che da oggi deve esaudire. E dal lavoro della squadra ErmolliLissner scaturisca un progetto senza ambiguità né titubanze: pensando alle esigenze del teatro del futuro prima che alle emergenze di oggi.