"La riforma? Io vedo solo unopera deleteria di smantellamento della cultura" LA città si mobiliti subito intorno al suo Teatro minacciato. È più combattivo che mai lo stato danimo del soprintendente del Comunale Francesco Giambrone, che per il 29 aprile, giorno della prima del Maggio, annuncia una grande iniziativa di protesta contro il governo. Pensa che uno sciopero sarebbe larma giusta per indurre il ministro a ripensarci? «No, non penso affatto a uno sciopero, lo spettacolo è sacro per noi, è frutto del lavoro e della professionalità di troppe persone e la conferma del livello di eccellenza che per lappunto qualcuno vorrebbe colpire. Non bisogna dargliela vinta». Allora pensa anche lei, come il sindaco, a «barricate istituzionali»? «Ho apprezzato molto le parole di Renzi, ci ha fatto sentire in pieno il suo ruolo di presidente del Maggio, è evidente che in difesa del Comunale bisogna mobilitare la città intera, istituzioni, imprese, lavoratori, tessuto civile, forze politiche di tutti gli schieramenti. Decideremo insieme cosa fare, ma certo è che la prima del Maggio non passerà come nulla fosse». Non teme che, prima dei benefici per il Comunale, Palazzo Vecchio tenti di strappare al governo la legge speciale per Firenze promessa e mai arrivata? «I segnali non vanno assolutamente in questo senso. Vedo, al contrario, la massima attenzione, condivisione e consapevolezza della battaglia comune che ci aspetta nei 60 giorni dalla firma del decreto da parte del Capo dello Stato, in cui sarà ancora possibile cambiarne i contenuti prima della conversione in legge». Lei come spiega latteggiamento del governo sui teatri lirici? «Non ne ho idea. Quello che vedo è semplicemente una deleteria opera di smantellamento del sistema dei grandi teatri dopera italiani, vera architrave culturale del paese, dentro il quale ogni teatro ha sempre lavorato al meglio con le sue specificità, mettendoci gli uni contro gli altri in una lotta senza senso. E si può star certi che, se sarà necessario, il primo a farsi valere sarà il Maggio». Scala e Santa Cecilia a suo giudizio, non meritano uno status giuridico speciale? «Vorrei davvero capire quali sarebbero i parametri di giudizio. La qualità dei complessi artistici e il legame con grandi direttori del mondo? Le nostre credenziali sono sotto gli occhi di tutti. E se si tratta di una eccellenza specifica, beh, quella del Comunale è innegabile, scritta nella storia, e si chiama Festival del Maggio musicale fiorentino, lunico, il più antico e il più prestigioso dItalia e in tournée fissa in tutto il mondo». Ma in concreto cosa significa «di particolare interesse nazionale»? «Mica solo unetichetta. Autonomia vuol dire certezza di risorse triennali, cioè possibilità di programmazione; e regole per le assunzioni con cui reclutare il meglio nel mondo. Adesso, per dire, il ministero mi contesta un concorso internazionale fatto per coprire il posto di primo flauto, vinto da un giovane bravissimo che, dunque, non potrò assumere In una parola, non essere autonomi vuol dire non essere più competitivi». Il presidente della Regione Rossi sostiene che siamo di fronte a un attacco politico a Firenze e alla Toscana. «Fosse vero sarebbe di una gravità inaudita. Ma certo è singolare che da due anni dobbiamo di continuo ricordare al ministro dei beni culturali, oltretutto toscano, che non esiste solo la Scala».