LIRICA. Le prime reazioni al decreto legge, che riguarda 14 realtà culturali in Italia, varato dal Consiglio dei ministri Il sovrintendente Girondini temporeggia: «In settimana esamineremo il testo» Ma con i pensionamenti a 45 anni di età, il corpo di ballo dell'Arena si dimezzerà «La Scala di Milano ha ottenuto il riconoscimento di teatro di valenza nazionale? Bene, senz'altro l'Arena di Verona l'avrà come teatro internazionale». Allarga le braccia il sovrintendente della Fondazione Arena, Francesco Girondini, e commenta con una battuta la notizia che il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi, il decreto legge per la riforma del mondo dello spettacolo e in particolare delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche. Lo scopo del provvedimento legislativo è razionalizzare le spese e ottimizzare i livelli di qualità del settore. Il decreto prevede per la Scala e l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, il ruolo di strutture di particolare interesse nazionale. Un riconoscimento che ha suscitato dure reazioni, come quella del sindaco Matteo Renzi di Firenze, in altre realtà che si sentono declassate. «Eravamo a conoscenza», afferma Girondini, «del decreto di riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, un anno e mezzo fa avevo partecipato ad un incontro con il ministro Sandro Bondi e tale esigenza è condivisa da tutti, visto che l'ultima riforma risale al 1996». Ma sono già scoppiate le polemiche. C'è che parla di Scala e Accademia di Santa Cecilia in serie A e di altre Fondazioni, come l'Arena di Verona, in B. «Va detto che questi due teatri godevano già di tale riconoscimento, ma il testo nessuno lo conosce, a parte alcuni dettagli come quello che prevede il pensionamento dei ballerini a 45 anni». Tale misura comporterà in pratica il dimezzamento nei prossimi due o tre anni dell'intero corpo di ballo. Dei 24 componenti, 16 hanno un'età superiore ai 40 anni. Ciò significa la fine del corpo di ballo dell'Arena? «Su 14 Fondazioni», osserva Girondini, «solo cinque o sei hanno questa realtà che evidentemente non viene ritenuta essenziale, ma non dimentichiamo che durante il festival lirico ci avvaliamo di aggiunti. Una strada alternativa ai tagli potrebbe essere la formazione di un corpo di ballo regionale o inter-regionale che metta insieme Arena, Fenice di Venezia e teatro Verdi di Trieste». Quanto alle proteste, come quelle del sindaco Renzi, in veste di presidente del Maggio Fiorentino, Girondini glissa: «Inutile contestare un testo che ancora non conosciamo integralmente, in settimana potremo esaminare il testo definitivo firmato dal presidente Napolitano e verificheremo il da farsi». Il sovrintendente ha concordato la strategia con il sindaco-presidente della Fondazione Arena Flavio Tosi. «Per essere convertito in legge», conclude il sovrintendente Girondini, «ci vorranno almeno 60 giorni e nel caso il testo abbia contenuti negativi per le Fondazioni come la nostra faremo le nostre osservazioni che sottoporremo al ministro. Inoltre, sempre se ci sarà la necessità di salvaguardare la nostra più importante realtà culturale, solleciteremo l'intervento dei parlamentari veronesi». E.S.