L'ordinanza del gip di Roma Il sequestro delle Carte vasariane, custodite in Casa Vasari ad Arezzo e che gli eredi Festari, proprietari del bene, vorrebbero vendere a una holding russa, «si è reso necessario per evitare la perdita irreparabile del bene culturale». Così il gip del tribunale di Roma conclude l'ordinanza di convalida del sequestro dell'Archivio vasariano, impugnato dall'avvocato Alberto Marchetti davanti al tribunale del riesame. Il gip ha sostanzialmente convalidato il sequestro per i «fondati elementi di sussistenza quantomeno dell'ipotesi di reato di tentata truffa aggravata». Ma non solo: secondo il giudice esistono «fattispecie di reato inerenti la tutela di beni culturali» che si rilevano soprattutto dalle note della Soprintendenza archivistica della Toscana, note che evidenziano «irregolarità e anomalie nella procedura per l'esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato». A tutto questo si aggiunge la consulenza tecnica grafologica «che ha accertato la falsità della sottoscrizione di Giovanni Festari in calce alla proposta di vendita dell'archivio» e gli accertamenti dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico inerenti la stessa dubbia esistenza della società russa acquirente dell' Archivio». Giovanni Festari firmò quell'atto pochi giorni prima di morire: i legali degli eredi sostengono che la firma non è falsa ma la scrittura è stata deformata dalla malattia che l'ha poi ucciso. E aggiungono che «era inutile apporre una firma falsa su un atto che non la richiedeva».
AREZZO. Archivio Vasari, sequestro convalidato
Il gip di Roma ha convalidato il sequestro dell'Archivio vasariano, custodito in Casa Vasari ad Arezzo, per evitare la perdita irreparabile del bene culturale. L'ordinanza si basa su elementi di sussistenza quantomeno dell'ipotesi di reato di tentata truffa aggravata. Il giudice ha anche rilevato fattispecie di reato inerenti la tutela di beni culturali, evidenziate dalle note della Soprintendenza archivistica della Toscana. La consulenza tecnica grafologica ha accertato la falsità della sottoscrizione di Giovanni Festari in calce alla proposta di vendita dell'archivio.
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