Troppe energie nella valorizzazione del patrimonio archeologico romano, a scapito di altre epoche ugualmente ricche. Troppi errori nel programmare restauri e iniziative. Il soprintendente Di Paola dice la sua sulla tutela dei tesori di Roma Il soprintendente Roberto Di Paola presenta il suo progetto per i grandi spazi espositivi di Palazzo Barberini e di Palazzo Venezia «Voglio un museo più bello del Louvre» S. Caporilli DIRETTORE Generale dei Beni Culturali d'Abruzzo, è stato nominato ieri, il professor Roberto di Paola, finora soprintèndente ai beni ambientali, architettonici, artistici, storici e demoetnoantropologici di Roma. Sulla terra di confine tra il termine di una carriera e l'inizio di un'altra Di Paola tira le somme e traccia il bilancio di due anni e mezzo tra le sale della Soprintendenza in via San Michele. A quando risale la carica di soprintendente? «Aprile 2001, prima ricoprivo il ruolo di Ispettore Centrale. Forte delle esperienze alla Soprintendenza di Ravenna e delle Puglié». L'approdo romano? «Una carriera, qui a Roma, iniziata con fatica. La principale quella di gettare le basi della nuova soprintendenza di tipo "misto": che accorpasse i beni artistici e ambientali con quelli architettonici. Abbiamo «imbarcato» trentacinque persone - come si dice - con "i vestiti che avevano addosso", che provenivano da Castel Sant'Angelo e da Palazzo Venezia». Il bilancio? «Il risultato, dopo tre anni, è piuttosto soddisfacente: in linea con i programmi, stiamo completando gli appalti del 2004». DI quali aspetti si è occupato? «Dì un'infinità: dalla manutenzione di Castel Sant'Angelo e di Palazzo Corsini, di Palazzo Barberini, in collaborazione con il Polo Museale, alla progettazione preliminare di Palazzo .Venezia che verrà presentata a settembre». La destinazione di Palazzo Barberini? «Diventerà Museo Nazionale, al pari dei grandi musei intemazionali». Cosa diventerà Palazzo Venezia? «Il progetto preventivo di Palazzo Venezia prevede la costituzione di un Museo delle Arti Applicate con collezioni di monete e di armi, ora conservate nei depositi del Palazzo. Un progetto che prosegue i lavori iniziati nel 1933, settanta anni fa dall'Hermanin e interrotti in seguito alla volontà di Mussolini di porre lì dentro i pro-pri uffici». Quando termineranno i lavori del futuro Museo delle Arti Applicate-Palazzo Venezia? «Orientativamente nel 2007-2008. Castel Sant'Angelo a cosa sarà destinato? «A essere il museo di se stesso. Sarà arricchito di servizi informatici e quelli mirati alla sicurezza. Castel Sant'Angelo deve raccontare al pubblico 2 mila anni di storia». Altri lavori? «Sessanta restauri l'anno tra mobili e immobili, dal Quirinale al Senato: opere di manutenzione per la tutela del patrimonio artistico. Abbiamo evitato tragedie e crolli, vedi quello recentissimo della chiesa di Sant'Ignazio». A quanto ammonta il budget della Soprintendenza? «A circa sei milioni di euro l'anno, per tutto il territorio di Roma e per cinquanta funziona-ri: una somma risibile. Per la mancanza di fondi non si può riparare il. soffitto dell'Ara Coeli, che gronda acqua da venti anni. I rocciatori, annualmente, si arrampicano e mettono teli per limitare i danni. Negli anni Ottanta del secolo scorso per il solo Vittoriano erano stati destinati 50 milioni in lire, altri 50 erano per Roma Capitale». Quanti euro servirebbero? «Cinquanta milioni, in euro stavolta ed esclusi i fondi per i progetti murati, come il ripensamento di Palazzo Venezia o del Vittoriano. Per il Museo Nazionale di Palazzo Barberini è stato fondamentale l'aiuto di uno sponsor privato, la Lottomatica». Quali beni si privilegiano? «La Roma archeologica, come se il direttore di un ospedale indirizzasse i soldi solamente nei funerali, trascurando tutto il resto, così facendo il patrimonio che è sotto il cielo va in rovina. I risultati di questi interventi di archeologia non sono sotto gli occhi di tutti. Un esempio? il Colosseo: i cancelli sono fatti in tubi innocenti, come le chiusure dei fornici. Dovremmo iniziare a chiederci dove siano stati spesi i 40 miliardi finanziati dalla Banca di Roma. Ma non basta, perché l'archeologia medievale è stata messa in un angolo». Un'archeologia che dimentica l'archeologia medievale? «Viene il dubbio che in questo modo ci sia una preclusione al patrimonio cristiano, relegato nuovamente alle catacombe, peraltro di competenza Vaticana». Una scelta? «La scelta di evitare sciente-: mente e metodicamente le ricerche paleocristiane. Il risultato sono le reti da polli, addossate, lungo via dei Fori imperiali a ridosso della Colonna Traiana». Per quale motivo? «Una scelta del Sovrintendenza ai Beni Archeologici. Adriano La Regina e il Sovrintendente Lai Rocca che hanno concentrato l'attenzione su attività ristrutturative e distruttive: via dei .Fori Imperiali, via Alessandrina, il Porto di Ripetta» Il sovrintendente La Rocca? «Ricordo il suo discorso al Vittoriano, in occasione del Natale di Roma - alla presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni, di voler "distruggere il Vittoriano"». Distruggere il Vittoriano? «Il discorso si intitolava "Distruzione del Vittoriano", che è ancora in piedi. E' come se la cultura archeologica di Roma avesse paralizzato i lavori per più di venti anni».
Quando l'archeologia distrugge il Vittoriano
Il direttore generale dei Beni Culturali d'Abruzzo, Roberto Di Paola, è stato nominato soprintendente ai beni ambientali, architettonici, artistici, storici e demoetnoantropologici di Roma. Di Paola ha tracciato il bilancio di due anni e mezzo tra le sale della Soprintendenza in via San Michele, indicando che il risultato è piuttosto soddisfacente. Ha lavorato sulla manutenzione di Castel Sant'Angelo e di Palazzo Corsini, sulla progettazione preliminare di Palazzo Venezia e sulla destinazione di Palazzo Barberini come Museo Nazionale. Ha anche parlato dei lavori in corso, come il restauro del Colosseo e la creazione di un Museo delle Arti Applicate-Palazzo Venezia.
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