il sindaco di genova vincenzi: «faremo il possibile per l'arrivo di napolitano il 5 maggio» Ritardi nei lavori, il simbolo dei Mille a Quarto potrebbe restare "impacchettato" bruno vianiSIMBOLI della storia tirati da una parte all'altra per sostenere ideologie e tesi. Eroi e monumenti che vivono alterne stagioni, visti dall'una o dall'altra parte politica, sotto un regnante, un regime o in democrazia. E ritardi (inspiegabili) per un avvenimento che doveva e poteva essere programmato da un secolo e mezzo. Il risultato è certo: la festa per celebrare la spedizione dei Mille partiti da Quarto nel 1860 (avvenimento che aprirà ufficialmente i festeggiamenti nazionali per i 150 anni dell'Unità d'Italia e per il quale il 5 maggio arriverà a Genova il presidente Napolitano) si farà per la seconda volta senza i festeggiati: la lapide con il nome dei Mille (mille e 89, come insegna la storia) non c'era per problemi di ristrettezza in quel lontano 1915 quando lo scultore Eugenio Baroni affidò l'opera alla città che si apprestava all'entrata in guerra, dopo un travagliato percorso che aveva portato per tre volte a rinviare la consegna. E non ci sarà di nuovo 95 anni dopo, perchè si arriva all'appuntamento col fiato in gola. Così come non saranno ancora approntati (ma questi sono dettagli) i sofisticati sistemi anti-piccioni, sostituiti provvisoriamente da tradizionali sirene a ultrasuoni. E non ci sarà neppure il bar "sfrattato" da tempo per i lavori, che riaprirà (forse) ad agosto. È una storia che parte da lontano per la quale le responsabilità si rimpallano tra Roma e Genova, tra il ministero che è il finanziatore e il regista dell'operazione, la Soprintendenza e il Comune. «Sarà fatto il possibile, i ritardi non sono imputabili al Comune di Genova», dice il sindaco Marta Vincenzi davanti al monumento "impacchettato" come sempre, mentre 250 studenti liceali siciliani, venuti a visitare Genova ripercorrendo al contrario quella storica rotta, si incolonnano per raggiungere il vicino scoglio con la stele commemorativa dell'evento. Eccolo il biglietto da visita per la città che ha chiesto (e ottenuto) di anticipare le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, fissando come data (simbolica) per l'evento proprio la partenza dell'impresa garibaldina da Quarto, il 5 maggio del 1860. «Il presidente Napolitano sa tutto - continua il sindaco - e la sua visita non si limiterà certo all'inaugurazione del monumento restaurato». Marta Vincenzi apre una pagina di storia ancora al centro di scontri ideologici, contrapposizioni, strumentalizzazioni. «Il discorso che fece D'Annunzio quando inaugurò l'opera - racconta il sindaco agli studenti - servì a entusiasmare gli animi perché pochi giorni dopo l'Italia entrasse in guerra. E quel tipo di monumento ha dato il via a una fase drammatica del nostro Paese. Quindi, come vedete, i monumenti possono essere usati malamente, le imprese possono essere tirate da una parte o dall'altra». Pausa. «E io sono sicura che Garibaldi e Mazzini pensassero a un Paese diverso da quello che si è realizzato». E poi, ai ragazzi: «In questo momento in cui si parla di Italia del sud e del nord , e non si capisce in che modo noi così diventeremmo migliori - conclude Marta Vincenzi- è bene sapere che c'è una interpretazione nella quale ci riconosciamo: da qui è iniziato il risorgimento che ha avuto la sua continuità nella lotta di liberazione E quell'idea di unire l'Italia non si è ancora compiuta». Come il restauro del monumento.