Due grandi istituzioni musicali nazionali, la Scala per la lirica e l'Accademia di Santa Cecilia per la sinfonica. Le altre, faranno storia a sé. Lo prevede il decreto legge del ministro dei beni culturali Sandro Bondi approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Il testo inoltre sposta la discussione sul contratto nazionale dei lavoratori dei teatri lirici presso un'agenzia, l'Aran, blocca gli integrativi finché il nuovo contratto non sarà firmato, blocca il turn over a fronte di chi va in pensione, abbassa a 45 anni l'età pensionabile dei ballerini (finora era 52 per gli uomini, 47 per le donne), limita le attività autonome extra-teatro dei dipendenti, abolisce le graduatorie per i precari finalizzate a farli assumere. Come i suoi predecessori Bondi fin dal suo insediamento aveva promesso e perfino minacciato una riforma radicale del settore in endemica crisi da oltre 10 anni. La montagna ha partorito un topolino, ma è pur sempre di un roditore a orologeria: non risolvendo i problemi dei teatri lirici, il decreto segna un ulteriore passo nella loro decadenza. Il riconoscimento di due sole istituzioni musicali di interesse nazionale, Scala e Santa Cecilia, degrada de facto a teatri di tradizione, di provincia, le altre fondazioni come il Maggio fiorentino, il San Carlo di Napoli, il Regio di Torino e così via. Lo smantellamento del sistema delle Fondazioni lirico-sinfoniche, l'unica rete teatrale che, nel bene e nel male, abbraccia il paese, non avviene alla luce di un progetto complessivo, ma viene portata avanti come un lento e inesorabile strangolamento, cui neppure lo strangolato sembra volersi sottrarre. «Siamo contrari a classifiche - commentano il direttore principale del Maggio Zubin Mehta e il sovrintendente Giambrone - Ma è inaccettabile che il più importante festival musicale italiano venga penalizzato così». «Un decreto assurdo: evita di coinvolgere Parlamento e sindacati, stravolge la contrattazione decentrata, blocca il turn over, punta ai tagli, impone la diarchia Milano-Roma e, da tempo annunciato, non ha l'urgenza del decreto legge» attaccano Vita, Marcucci, Emilia De Biasi e Orfini del Pd.
Scala e S. Cecilia teatri di serie A. E gli altri si arrangino
Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi ha approvato un decreto legge che prevede la creazione di due istituzioni musicali nazionali, la Scala per la lirica e l'Accademia di Santa Cecilia per la sinfonica. Il testo sposta la discussione sul contratto nazionale dei lavoratori dei teatri lirici presso un'agenzia, blocca gli integrativi e il turn over, abbassa l'età pensionabile dei ballerini e limita le attività autonome extra-teatro dei dipendenti. Il decreto ha anche abolito le graduatorie per i precari finalizzate a farli assumere.
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