Un volume che raccoglie gli interventi di Battiato, Buttafuoco e altri Sgalambro suggerisce di fare piazza pulita della memoria Nino Milazzo sogna una scuola per amministratori pubblici Cè chi propone la teleferica per lEtna e chi ritiene prioritario ridisegnare porto e aeroporto. Cè chi vorrebbe abbattere gli archi per restituire il mare agli occhi dei cittadini e chi non vede lora di dare carta bianca ai giovani, cominciando con lassegnare loro un reddito minimo garantito fin dal diciottesimo anno detà. E ancora: cancellare la brutta architettura moderna; rendere le strade più sicure; puntare sullarte e sui monumenti storici; assegnare alle associazioni i beni confiscati alla mafia; progettare il futuro in un laboratorio multiculturale; riscoprire letica e la vocazione imprenditoriale, quella del bel tempo che fu della "Milano del Sud"; licenziare la cattiva politica per reinventare una nuova classe dirigente. E infine cè chi suggerisce di cancellare la memoria e chi della memoria vuole fare il motore del tempo a venire. O, più radicalmente, di metterci una pietra sopra ed evitare di perdere tempo a scervellarsi come salvare Catania, definita un "non luogo" ormai irredimibile. Lidea di chiamare gli intellettuali etnei al capezzale della città malata, anzi agonizzante, è venuta ad Andrea Vecchio, imprenditore dellassociazione antiracket e componente del direttivo dellAnce (associazione dei Comuni), che ha lanciato una rete per "pescare" idee per il presente boccheggiante. Alcuni hanno glissato, in sessantanove hanno risposto fornendo il loro contributo. Tra loro Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Pietrangelo Buttafuoco, Nino Milazzo, Giuseppe Giarrizzo, Antonio Presti, Pier Luigi Vigna, Silvano Nigro, Marella Ferrera, Mario Centorrino, Franco Garufi, Leo Gullotta, Ottavio Cappellani e tanti altri, docenti, operatori culturali e giornalisti. Ne è venuto fuori una sorta di libro delle lamentazioni e dei sogni (titolo: "Catania. Non sarà facile, si può fare, lo facciamo") pubblicato con il contributo economico dellAnce. Come tutti i libri - ricetta contiene di tutto e di più, con il rischio che, appena appena oltre la copertina, diventi una sorta di esercizio di stile. Le accuse ai responsabili del declino catanese sono spietate. Valga per tutti il veemente intervento di Mariano Maugeri che non ha alcuna esitazione a fare nomi e cognomi. Eccoli: «In quel palazzo degli Elefanti (il municipio, ndr) lo Scaltro (lo psichiatra forense Raffaele Lombardo), il Play boy (il farmacologo napoletano Umberto Scapagnini) e Pilu Russu, ovvero la rivalsa del Rosso Malpelo verghiano - alias il senatore di Forza Italia Pino Firrarello, ex corrispondente da Bronte del quotidiano "La Sicilia" - si muovono da otto anni come veri e quasi unici padroni». In tanti hanno fornito spunti di analisi interessanti. Ne riportiamo qualcuno, anche se con la consapevolezza di fare torto ad altri interlocutori di Vecchio. Luciano Granozzi, docente di Storia contemporanea - partendo dai due sociologi urbani (Redfield e Singer), i quali definiscono "città ortogeniche" quelle che si espandono in modo sistematico e riflessivo sui luoghi più nobili e densi della memoria - afferma che la memoria di Catania è quanto meno labile. E individua la sua forza nella capacità di acquisire velocemente mode elaborate altrove. Così, se proprio somiglianza deve trovarsi, per lo studioso è Eufemia, il luogo dove i commercianti di sette nazioni convengono ad ogni solstizio ed equinozio per scambiare merci e cultura, descritta da Italo Calvino nel mirabile libro "Le città del mondo". Manlio Sgalambro dispiega tutta la sua intelligenza per demolire il concetto di memoria. Bisogna liberarsi di ogni senso di appartenenza. «Per vivere nel proprio paese come se non vi si vivesse - scrive il filosofo - Solo allora esso si confonde con il cielo e con la terra, con laria e gli altri elementi, si confonde col mondo». «Ogni radice è di troppo - conclude - Lidea di patria, lidea di nazione, sono ormai idee patetiche. Il suolo dellorigine è maledetto come lora della nostra nascita. O indifferente come quello delle lumache». E allora meglio rifugiarci, come fa consapevolmente il giornalista Nino Milazzo, nel mondo dei sogni: vedere il nome di Catania al primo posto nelle classifiche sulla qualità della vita; una scuola per aspiranti pubblici amministratori; un corso di recupero per gli automobilisti locali; una fontana artistica al centro di piazza Università e così via fantasticando. Ma come si sa i sogni muoiono allalba. E talora anche la sera, il mattino e ognora.