LIVORNO. L'acquedotto Leopoldino, con le sue 350 arcate, si snoda per oltre 18 chilometri tra i comuni di Collesalvetti e Livorno. Per restituire l'antico splendore alla struttura, da tempo abbandonata all'incuria, è stato firmato un protocollo d'intesa tra il vicesindaco e assessore all'ambiente Marta Gazzari per il Comune di Livorno, il vicesindaco Alberto Benedetti per il Comune di Collesalvetti. Per la Provincia di Livorno dall'assessore alla difesa del suolo e ai parchi naturali Simena Bisti e da Fiorella Ramacogi, per la Soprintendenza per i Beni ambientali, architettonici di Pisa. «Con questo protocollo d'intesa - dice Gazzarri - ci impegnamo a recuperare un bene storico e architettonico di eccellenza, puntando a rendere fruibili le zone della struttura che sono di privati e a recuperare le parti in precario stato di conservazione». Tra l'altro il retauro dell'acquedotto è l'ultimo di una serie di restauri che hanno interessato altri complessi architettonici livornesi, come il Cisternone e i due Cisternini di Pian di Rota e di piazza Guerrazzi. Il protocollo prevede anche la creazione di un gruppo di lavoro di esperti del settore patrimoniale, architettonico, urbanistico, storico, naturalistico, insieme ai membri del corpo forestale dello Stato, dell'Asa, che gestisce l'acquedotto dal 2000 per la parte funzionante delle frazioni collinari di Collesalvetti, e delle Associazioni culturali locali. Tra queste un ruolo importante è stato rivestito dall'ente "Salviamo il Salvabile".
LIVORNO - Una nuova vita per l acquedotto Leopoldino
Il Comune di Livorno e quello di Collesalvetti hanno firmato un protocollo d'intesa per il restauro dell'acquedotto Leopoldino, con le sue 350 arcate. Il progetto prevede la ripresa delle zone private e la recuperazione delle parti in precario stato di conservazione. Il retauro dell'acquedotto è l'ultimo di una serie di restauri che hanno interessato altri complessi architettonici livornesi. Il gruppo di lavoro di esperti del settore patrimoniale e naturalistico sarà composto da membri del corpo forestale dello Stato, dell'Asa e associazioni culturali locali. L'ente "Salviamo il Salvabile" ha rivestito un ruolo importante nel progetto.
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