Unaltra tegola finanziaria sul teatro dellOpera in crisi Unaltra tegola finanziaria per il Carlo Felice, il teatro dellopera di Genova commissariato da quasi due anni. La Fondazione - o il commissario Giuseppe Ferrazza - dovrà pagare allex sovrintendente Gennaro Di Benedetto tutte "le retribuzioni dirette e indirette", come recita la sentenza, dovutegli fino alla naturale scadenza del contratto, che sarebbe avvenuta il 21 settembre 2010. Lo ha deciso il giudice Giuliana Melandri del Tribunale del Lavoro. E non si è trattato di una sentenza a sorpresa: lo stesso magistrato già lo scorso novembre aveva invitato la Fondazione a pagare questi emolumenti per cercare di chiudere la vertenza legale. Un invito che era suonato come un implicito riconoscimento delle richieste avanzate da Di Benedetto. Entro una ventina di giorni il giudice renderà nota la motivazione della sentenza e dunque la stessa diventerà esecutiva. E a quel punto la Fondazione deciderà se presentare o meno ricorso. Certo è che con la sua sentenza il giudice ha di fatto ritenuto illegittimo il "licenziamento" di Di Benedetto da parte della Fondazione. La rottura del rapporto di lavoro tra Fondazione e sovrintendente era stata originata dal commissariamento della Fondazione stessa. A quel punto la Fondazione aveva sostenuto che il commissariamento del teatro chiudeva non solo lincarico del sovrintendente, ma anche il suo contratto. Certo limpegno finanziario cui il Carlo Felice dovrà far fronte per chiudere la causa con lex sovrintendente sarà decisamente meno sensibile di quanto ha dovuto trovare per chiudere la vicenda del Fondo integrativo pensioni. Ma si tratta comunque di diverse centinaia di migliaia di euro: ai quasi due anni di retribuzione, infatti, vanno aggiunte le spese legali e la rivalutazione. La sentenza complica ulteriormente per la Fondazione la strada verso il ritorno alla normale attività. Il mandato del commissario Ferrazza scade a fine maggio. Il Comune sta facendo una corsa contro il tempo per arrivare a quella scadenza con tutte le carte in regola. Con un piano industriale che permetta al teatro di proseguire lattività artistica senza più rischiare buchi di bilancio catastrofici. E il concorso di sponsor privati - si parla dellimpegno dei gruppi Garrone e Malacalza, di Finmeccanica, di Iride - disposti a investire per ridare lo smalto perduto al teatro dellopera.