IL PASTICCIO dei beni culturali, con la bocciatura dello Statuto della Regione Toscana da parte del governo, ruota intorno alla parola «tutela» e alle sue accezioni. La tutela spetta allo Stato, ma la chiede anche la Regione Toscana, alla lettera m del comma 1 dell'art.4, dove si legge che tra le sue finalità principali ha «la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico». «Sono uno strenuo statalista torna all'attacco il soprintendente del Polo museale fiorentino e direttore regionale Antonio PaolucciSono perla difesa del controllo centrale fino all'ultimo. La tutela è efficace solo se è, indifferente e distante, non esercitata da un governo interessato. E'il caso di ricordare che ci sono molte "Italie", che questa diversità è fascino e bellezza, ma proprio perché l'Italia è lunga e disuguale, non possiamo rischiare che dove non c'è una realtà culturale e civile forte, magari come in Toscana, si permetta di mandare tutto in rovina. Guardiamo cosa è successo in Sicilia, si è permesso lo scempio della valle dei Templi. Dico di no e con me sono d'accordo tutti i soprintendenti italiani». Categorico. Nonostante sia pronto a collaborare con gli enti locali, a cercare «raccordi» con la Regione:«Ma tutela, divieto e notifica devono restare saldamente nelle mani dello Stato» ribadisce. Sul versante opposto risponde l'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi. Altrettanto convinta della necessità di un'azione congiunta, «di collaborazione con lo Stato proprio per rafforzare un rapporto di vigilanza e attenzione sul patrimonio artistico, come tra l'altro è previsto da Codice dei beni culturali». Zoppi sottolinea che forse il termine «tutela» avvalora degli equivoci. Sembra voler scardinare competenze che spettano a soprintendenti e funzionari. Già lo studioso Salvatore Settis aveva puntato il dito sulla «disfunzionale e infondata distinzione tra tutela e valorizzazione», assegnate rispettivamente a Stato e Regione dal titolo V della Costituzione. Spiega Zoppi: «Non è un mistero che la Regione abbia rivendicato maggiori poteri sulla gestione del patrimonio artistico con la proposta dell'autonomia speciale. Ma non siamo in guerra, perseguiamo tutti lo stesso fine, Regioni, enti locali e Stato. Per noi tutela ha il senso ampio di collaborazione, tant'è che stiamo preparando una legge per recepire le funzioni che il Codice dei beni culturali assegna alle Regioni proprio in questa materia». Una confusione di termini, che tuttavia nasconde uno scontro di poteri. L'assessore crede nel confronto, ma non può fare a meno di rilevare che «è stato proprio il ministro Urbani ad accentrare nelle mani del soprintendente Paolucci anche l'incarico di direttore regionale».
Beni culturali lo scontro (e l'equivoco) sulla tutela
Il governo ha bocciato lo Statuto della Regione Toscana, che richiedeva una maggiore tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Il soprintendente del Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, sostiene che la tutela è efficace solo se è esercitata da un governo interessato e distante. L'assessore regionale alla cultura, Mariella Zoppi, sostiene che la tutela richiede una collaborazione con lo Stato e che il termine "tutela" può essere confuso. Zoppi propone di recepire le funzioni assegnate alle Regioni dal Codice dei beni culturali e di lavorare insieme per proteggere il patrimonio artistico.
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