Il primo lotto slitterà almeno a fine 2012 È come se il tempo si fosse fermato a novembre dell'anno scorso. Forse anche a qualche mese precedente o comunque prima che arrivasse il commissariamento dei Nuovi Uffizi. Oggi chi è rientrato in possesso del cantiere, la soprintendenza con Alessandra Marino e soprattutto l'architetto Giorgio Pappagallo tornato al suo posto di direttore dei lavori dopo la revoca del commissariamento, ha ritrovato sul tavolo gli stessi problemi che aveva lasciato cinque o sei mesi fa. Problemi piccoli e grandi, che in teoria con l'arrivo del commissario Elisabetta Fabbri si sarebbero dovuti risolvere in un baleno («accellerare tutte le procedure», fu questa la motivazione con cui il ministero allontanò prima la soprintendente Paola Grifoni e poi la stessa Marino). Varianti del progetto, modifiche tecniche, consegna delle sale. Tutto è rimasto così com'era e nonostante l'impresa non abbia mai smesso di lavorare, hanno provocato ritardi su ritardi. Per farla breve, prima di entrare nei dettagli basta riassumere in maniera complessiva il prezzo che pagheranno i Nuovi Uffizi e Firenze: il primo lotto dei lavori, quello più importante (che prevede tra l'altro il recupero di nuovi spazi espositivi e l'incremento della superficie espositiva da 5.400 a 12mila metri quadrati) secondo il vecchio cronoprogramma di novembre sarebbe dovuto essere ultimato entro il primo luglio 2012. Nella migliore delle ipotesi, dalla soprintendenza, auspicano che il ritardo si limiti a cinque mesi, ma c'è chi è pronto a scommettere che la consegna non avverrà se non a 2013 inoltrato. Ritardi su ritardi e costi solo per il primo lotto sono già stati spesi ben oltre 50 milioni di euro che ovviamente aumentano perché l'impresa che esegue i lavori va naturalmente pagata. Tutto questo senza tralasciare il secondo lotto dei lavori con l'adeguamento e il restauro del Corridoio Vasariano, nuovi locali per il ristoro dei Nuovi Uffizi ormai disperso in un grande, immenso punto interrogativo. Anche questo nodo, almeno il primo stralcio che riguarda la Magliabechiana, doveva essere sciolto dal commissario che arrivò ai Nuovi Uffizi proprio quando i funzionari della soprintendenza avevano cominciato ad affrontare la questione. Bene, di questa parte della nuova galleria non si sa più nulla: né se ci sono i soldi, né quando, come e se si farà una gara. Poi c'è l'uscita di Isozaki, di cui oggi sembra quasi assurdo parlare, dal momento che è l'ultimo dei problemi (in senso cronologico) da affrontare tanto da sembrare ormai definitivamente tramontata. Ha ragione allora la soprintendente del Polo museale Cristina Acidini ad ammettere che «i tempi annunciati l'anno scorso non possono più essere validi» e che «si attende il momento in cui sarà fatto un punto sulla situazione e sarà riformulata una tempistica per la consegna dei cantieri». Intanto il primo passo sarà ricostituire la squadra della nuova direzione dei lavori che ora è nelle mani del solo Pappagallo, che aspetta fiducioso. Ma già un dettaglio dei tempi sulle prime opere che dovevano essere consegnate si può dare. Il direttore della Galleria Antonio Natali e l'architetto Antonio Godoli che in questi giorni hanno scritto una lettera proprio all'Acidini si dovranno rassegnare a non vedere terminate come previsto entro aprile le sale dei forestieri e dei tedeschi. Per finirle ci vorranno almeno altri cinque mesi e dunque si va a dopo l'estate. Ma questo vale per tutto il blocco dei Nuovi Uffizi che sta dietro alla Loggia dei Lanzi, dalle sale ai nuovi bagni, dal gruppo di scale alle stanze «dell'infilata» compreso il blocco del gabinetto fotografico. È tutto da rivedere insomma. È come se si ripartisse da zero, a cominciare dal nuovo cronoprogramma che per l'ex commissario era una priorità, ma che in cinque mesi (la durata del commissariamento) nessuno ha rifatto.