Il Salinas riaprirà con un frammento del fregio del Partenone Ritorni eccellenti di opere preziose, quelli preannunciati per i prossimi mesi, che vedono giungere in Sicilia il dipinto de "Lo Spasimo di Sicilia", dipinto da Raffaello e custodito al Prado di Madrid, la Venere di Morgantina dal Getty Museum di Los Angeles, gli argenti di Morgantina e il fregio del Partenone, che rappresenta solo lultima riacquisizione di reperti, in ordine, di reperti fatta dal museo Salinas. Inoltre, proprio nelle scorse settimane lamministrazione regionale siciliana è tornata in possesso, dopo otto anni di custodia giudiziale presso la Sovrintendenza di Palermo, della Phiale aurea di Caltavuturo, un piatto votivo in oro risalente alla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Ma quali saranno il luoghi deputati ad accogliere le opere? Per la pittura di Raffaello custodita al Prado, "Caìda en el camino del Calvario, o El Pasmo de Sicilia", realizzata da Raffaello verso il 1516, il luogo è Palazzo Abatellis, alla fine di maggio, quando farà tappa a Palermo la mostra itinerante dedicata appunto agli "Spasimi" di Sicilia, ovvero dipinti a raffigurazione sacra aventi ad oggetto le sofferenze della Madonna durante il Calvario di Cristo. Sia il fregio del Partenone che la Phiale di Catavuturo, invece, torneranno visibili in occasione della prossima riapertura del Salinas, attualmente chiuso per lavori di restauro, che riaprirà i battenti il 4 giugno. Al Salinas sarà esposto anche il tesoro di Morgantina, città un tempo ricchissima che tra il 275 e il 215 avanti Cristo si trovava sotto il governo del potente Gerone. Un tesoro composto da quindici oggetti in argento, risalenti al III secolo avanti Cristo, venduti a seguito di scavi clandestini e scoperti casualmente nel 1998 presso il Metropolitan Museum di New York. Questi, così come la Venere, sono stati al centro di una contesa giuridica tra Usa e Italia, conclusasi con la vittoria di questultima. Con la convenzione sottoscritta nel 2006 fra il Ministro dei beni Culturali, la Regione siciliana e il direttore del Met, Philippe De Montebello, venne deciso che il tesoro dovesse rientrare in Italia. Secondo alcuni studiosi il tesoro sarebbe appartenuto ad Hierofante, sommo sacerdote di Demetra e Persefone; tra gli oggetti, una pisside con argenti decorati a sbalzo e raffigurazioni, dei recipienti conici per mescolare il vino con tre appoggi forgiati come maschere teatrali raffiguranti Demetra, Persefone e Dionisio e unaltra coppa con la raffigurazione della dea Sikelia in atto di lanciare un masso di pietra lavica.