I siti militari all'asta Nuova strategia immobiliare del ministro La Russa. Trasformazione turistica per alcuni siti. I fari resteranno attivi, ma sotto potranno diventare hotel Si svecchia il patrimonio immobiliare del ministero della Difesa. Caserme, fari, poligoni di tiro e quant'altro. Il ministro La Russa da Paternò ha dato finalmente il via libera, anche se naturalmente, come in tutte le cose italiane, bisognerà superare gli ostacoli della burocrazia. Si tratta di 36 siti militari, tra cui 12 fari, che saranno affidati a privati per valorizzarli, però restando di proprietà della Difesa. Il modello di riferimento è quello della struttura turistica, anche perché si trovano in posti unici come il caso dei fari, ovviamente tutti sulla costa: ci sono quelli siciliani di Capo Mulini, di Marettimo, di Pantelleria, di faro Capo Milazzo, di Santa Mara Salina, di Porto Empedocle, oltre a quelli dell'isolotto dello scoglio delle Formiche (Grosseto) , di Palmarola, i fari sardi di Olbia, Carloforte, Porto Torres, di Punta Scorno all'Asinara. La particolarità sta nel fatto che le 36 strutture continueranno a funzionare per scopi militari, restando quindi nella disponibilità della Difesa, ma quelle parti inutilizzate e destinate al degrado potranno essere usate per altri scopi in grado di produrre reddito. Esempio: il più antico faro sardo, quello di Capo Spartivento, è diventato un resort a 5 stelle. Il faro continua a illuminare il mare, ma nella zona sottostante ora ci sono le stanze dell'hotel di lusso. Il che può realizzarsi anche nei fari siciliani. Oltre a queste 36 strutture che, pur restando nella disponibilità della Difesa sarebbero destinate ad altri scopi produttivi, ci sono altri 76 siti militari in vendita ai privati, e naturalmente si parla soprattutto di caserme di cui è disseminato il territorio italiano, molte delle quali non hanno più ragione di esistere. Sono strutture grandi e solitamente inserite in pieno centro. Con il ricavato di queste vendite la Difesa potrà rimettere in sesto il resto del suo enorme patrimonio immobiliare e nello stesso tempo anche i Comuni potranno fare cassa potendo ottenere fino al 20 del ricavato. Naturalmente, prima di vendere, bisognerà che i Comuni cambino la destinazione d'uso degli immobili, il che consentirà un considerevole incremento del valore degli edifici. E' una grande operazione attraverso la quale il ministero della Difesa entra nel campo immobiliare. La maggior parte dei siti militari in vendita sono in Veneto, Lombardia e Liguria, ma anche la Sicilia ha una qualche disponibilità: gli ex depositi di munizioni di Isola delle Femmine a Palermo, il centro di comunicazione di contrada Acquafico a Messina e soprattutto a Marsala, la zona logistica del 35 GRAM (Gruppo radar aeronautica militare). E questo comprende tre complessi, il comando logistico sul mare con due capannoni dichiarati patrimonio culturale realizzati dall'architetto Nervi, una seconda area che è quella dell'ex polveriera alla Circumvallazione e infine la vera base operativa che è quella di contrada Perino a 15 chilometri dalla città e che dove è in funzione il radar che ebbe un ruolo nel segnalare la tragedia di Ustica. Non si sa bene se questi tre complessi saranno ceduti tutti oppure in parte, ma pare improbabile che il centro radar di contrada Perino, data la sua importanza strategica, sia messo all'asta. Questi 76 siti da vendere rappresentano soltanto una prima tranche, altre ne seguiranno che probabilmente comprenderanno anche le grandi caserme nelle città, che sono tante. Ad esempio a Catania c'è quella di piazza Carlo Alberto e la Sommaruga di Largo taormina, nei pressi del carcere di piazza Lanza. Il destino di questi complessi non è stato ancora definito, al ministero. Dice il ministro Ignazio La Russa: «Ci stanno lavorando, è ancora presto per dire quale struttura sarà venduta e quale no, ci vuole un tempo minimo di riflessione»