Le aree maggiormente interessate furono quelle del Cicolano e di Amatrice Accumoli Centodiciannove: è il numero degli edifici di interesse artistico, tra chiese, torri, castelli e palazzi nobiliari che sono stati danneggiati dal sisma del 6 aprile dello scorso anno nelle due aree reatine di Amatrice-Accumoli e del Cicolano. Ad un anno esatto dal disastroso evento che ha duramente colpito L'Aquila, siamo tornati sul territorio a verificare ciò che nel corso dei dodici mesi è stato fatto per rimarginare le ferite inferte dal terremoto. Con amara sorpresa dobbiamo dire che è stato fatto niente o molto poco. Stiamo parlando di ricostruzione non di pronto intervento. Nei primissimi giorni dopo il sisma, cioè tra il 6 ed 10-12 aprile del 2009, tutte le forze di sicurezza sono intervenute controllando gli edifici pubblici e privati uno ad uno e, laddove sia stato necessario, si è proceduto alla loro tempestiva chiusura e transennamento delle strutture. A ciò ha fatto seguito una prima programmazione di interventi con tanto di richiesta di singoli progetti di recupero a carico delle rispettive proprietà, dopo di che il nulla. «Mancano i soldi. Lo scriva così come lo dico - è infuriata la dottoressa Alia Englen - funzionaria della Soprintendenza per i beni storico-artistici del Lazio - non è arrivato un euro in più rispetto alla dotazione annuale ordinaria. Mi occupo dell'Amatriciano, dice, sto studiando alcuni casi veramente gravi e posso dire che se usassi quei pochi soldi disponibili tutti per una sola chiesa, come ad esempio dovrei fare per Sant'Antonio di Cornillo Nuovo, finirei completamente le disponibilità e non potrei fare più nulla per le altre che restano e sono veramente tante. Mancano i soldi, ripeto e non possiamo intervenire come la situazione richiede. Vado sul territorio a verificare i danni e mi auguro quotidianamente di non vedere la situazione peggiorata». Conosciamo molto bene la storica dell'arte dottoressa Alia Englen ed apprezziamo la dedizione con cui lavora per i Beni del Reatino. La studiosa ha perfino organizzato, nell'ambito del ciclo Oltre Roma, nel Lazio, un viaggio attraverso i secoli nel ricco patrimonio storico-artistico del Lazio tra nuove scoperte e approfondimenti di capolavori noti , ideato dalla Soprintendente Anna Imponente, una conferenza per mercoledì prossimo 7 aprile a Roma, che si terrà presso la sede della Soprintendenza di Piazza Venezia, nell'ambito della quale illustrerà le principali emergenze rilevate nel territorio di Amatrice e Accumoli in seguito al sisma del 6 aprile 2009, con riferimento alla possibilità d'intervento da parte del MiBAC. La speranza della storica è di mobilitare l'opinione pubblica e le forze politiche locali e nazionali invitandoli a spendersi in soccorso alle opere reatine da restaurare. «Gli interventi arriveranno - dice fiducioso don Marco Tarquini, parroco di Castel Sant'Angelo - ma con una lentezza disarmante. Abbiamo appena finito di aggiustare i danni del '97 ed ora dobbiamo ricominciare, conclude rammaricato». Note positive giungono invece da Accumoli. «Il campanile della chiesa di San Pietro e San Lorenzo, dice il parroco Stanislao Puzio, che rischiava di crollare è stato restaurato ed i lavori sono stati terminati da un paio di settimane. Anche la canonica è stata completata ed è agibile mentre la caserma dei carabinieri, seppur finita, è ancora chiusa». Nel Cicolano la situazione è molto grave ed i parroci appaiono disorientati, rammaricati, delusi, in alcuni casi ritrosi al punto da non rilasciare dichiarazioni come nel caso di don Sante Gatti di Pescorocchiano che ha ben dodici chiese danneggiate dal sisma. Attendono gli eventi e sperano che i tempi non si allunghino all'infinito. Addirittura addolorato è don Felice, parroco di Petrella Salto e di Capradosso, fiero del magnifico recupero della quattrocentesca chiesa di Santa Maria terminato un paio di anni fa ed oggi chiusa per gravi danni subiti da tutta la parte lignea appena ripristinata. «E non basta - dice - abbiamo chiese chiuse a Staffoli, a Colle della Sponga mentre speriamo in un urgente intervento di circa 400mila euro per sant'Andrea di Capradosso, la nostra parrocchiale. Il progetto è stato fatto con tutta la documentazione richiesta. Siamo fiduciosi». Situazioni simili abbiamo accertato in altri comuni, da Cittaducale ad Antrodoco, da Borgorose a Borbona. In ogni località sta nascendo un sentimento di abbandono in qualche modo alimentato anche dal confronto con la vicina provincia, certamente molto più danneggiata ma anche, a sentir dire, molto più aiutata. Un auspicio prima di chiudere: pianificare nel modo migliore e soprattutto unendo le forze di tutte le soprintendenze competenti sul territorio, che sono tre, l'archeologica, la storico artistica e quella monumentale, per essere pronti ad agire quando finalmente giungeranno i soldi tanto desiderati.