L'Italia più preziosa crolla ma scricchiolii premonitori e distruzioni definitive vengono attutiti da un morbido silenzio o da qualche indistinguibile,vago singulto. Qualcosa deve essere successo, qualcosa deve aver modificato le nostre reazioni. Fino a pochi anni fa di fronte ad esempi di cattiva gestione e mancata salvaguardia del nostro patrimonio artistico eravamo tutti pronti ad accusare, indignarci, alzare alti lai. Lamenti che per la verità di rado mettevano a fuoco i responsabili dei danni e del degrado di monumenti e capolavori. Il colpevole di solito era individuato in generici vertici statali, e soprattutto, nella diffusa indifferenza e cecità delle italiche genti. Sebbene poco incisivi, quei cori di disapprovazione, quelle vibranti denunce, quelle profezie cassandresche che si levavano rumorose dopo ogni disastro, ci rassicuravano. Era come se di fronte all'incosciente incuria e all'abbandono dei nostri tesori collettivi ci fosse un argine di voci e di occhi pronti a dare l'allarme e a contenere i danni. Ora neppure lo sbriciolarsi della Domus Aurea solleva echi rilevanti. Frana un'intera galleria della fastosa dimora di Nerone lasciando un cratere da post-terremoto, e un tecnico della Protezione civile ci avverte che la sciagura è stata provocata dall'eccesso di pioggia che ha appesantito e reso instabile il terreno. Insomma basta un temporale, un forte acquazzone per far sparire alcuni dei nostri più antichi e pregevoli monumenti. Non suona certo tranquillizzante neppure la dichiarazione del commissario straordinario della Domus Aurea che avvisa: A questo crollo potrebbero seguirne altri nell'immediato . Eppure nei notiziari televisivi italiani il franare di una parte di questa meravigliosa architettura romana non ha meritato i titoli d'apertura che invece all'increscioso evento hanno dedicato i telegiornali della Bbc. Un tempo sui nostri giornali sarebbero apparsi approfondimenti, inchieste, e interviste polemiche a ministri e sovrintendenti. Invece ora dopo la notizia è subentrata una quieta dissolvenza. Per restare in zona Roma settore crolli, ecco altri casi pescati qua e là: nel 2001 addio a ventiquattro metri di Mura Aureliane, nel 2007 a un capitello sotto il Gianicolo e a un altro tratto di Mura Aureliane a San Lorenzo. Per non parlare degli sbriciolamenti ad Ancona e ad Urbino. Il panorama martoriato dei nostri Beni culturali si allarga. E allora perché il silenziatore? Azzardiamo qualche ipotesi. La prima: si tace per avvilimento, dopo anni e anni di inutili denunce. Seconda ipotesi: per sordità indotta. Sintonizzarsi su disgrazie e guai è deprimente, mette addosso un'arietta mesta mentre bisogna stare allegri altrimenti l'economia ne soffre. Ultima ipotesi: si tace per rassegnazione. In un Paese che ha devastato il proprio paesaggio in modo criminale e baldanzosamente continua a farlo, un monumento in più o in meno che sarà mai? Ne abbiamo ancora tanti, anzi tantissimi. E allora che bisogno c'è di agitarsi?