«È bello sapere che il mio primo giorno da pensionata lo passerò a Pompei accompagnando il ministro Bondi che presenterà la Settimana dei Beni culturali e visiterà le case restaurate di Polibio e dei Casti amanti» sottolinea sorridendo Mariarosaria Salvatore, archeologa, che sino a domani sarà ancora alla guida della sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei. La riforma Brunetta che impone ai dipendenti pubblici di terminare il servizio al compimento del quarantesimo anno di contribuzione lascia dunque nuovamente orfana una delle sovrintendenze più importanti e estese (ha competenza sui siti di Pompei, Ercolano, Pozzuoli, Cuma, Baia, Oplontis e Stabiae, tra gli altri) del panorama Beni culturali italiano. Dispiaciuta di avere lavorato per così poco tempo? «Più che per quello che non sono riuscita a fare che per quanto e per come ho trovato la sovrintendenza quando sono arrivata». Il rammarico dell'alto funzionario dello Stato sta soprattutto nel fatto di non aver potuto «fare della sovrintendenza una macchina funzionante e efficiente. Mi sono ritrovata di fronte a una realtà complessa e difficile, molto più di altre sovrintendenze». Ma che cosa l'ha bloccata? «ho passato praticamente tutto il tempo a fare riunioni sindacali e a affrontare problemi. Purtroppo, le difficoltà che ho trovato venendo e che lascerò senza risolvere è la mancata fusione delle due anime». La soprintendenza di Pompei, difatti, nasce agli inizi degli anni Ottanta e conserva la sua speciale autonomia finanziaria e decisionale sino a due anni fa. Poi, la riarticolazione del ministero per i Beni culturali e la conseguente riduzione del numero delle sovrintendenze ha portato alla nuova fusione tra i due uffici. «In effetti - continua Salvatore - Pompei e Napoli avevano procedure operative differenti e bisognava trovare un punto d'incontro. Non è stato possibile. Ecco Pompei ha vissuto il passaggio come un depauperamento. In più ci sono state tutte le problematiche derivate dal commissariamento di Pompei che, devo dire, ha fatto cose egregie e con il cui responsabile ho lavorato bene». Per il sito archeologico pompeiano, difatti, nel luglio del 2008 venne dichiarato per un anno - poi prorogato sino al 31 giugno 2010 - «lo stato d'emergenza dell'area» e il Consiglio dei ministri dispose poi l'invio di un commissario straordinario con compiti ben precisi in materia di ordine, sicurezza pubblica e di controllo amministrativo. Chi sarà adesso il nuovo soprintendente? Si parla di Giuseppe Proietti, ex direttore generale del ministero, in quiescenza da alcuni mesi e attuale soprintendente di Roma. Proietti, secondo i bene informati, resterebbe solo per il tempo necessario a traghettare Pompei verso una nuova identità: la Fondazione Pompei. Ma i problemi sarebbero comunque tanti, in prima battuta la mancanza di fondi. Senza il sostegno delle banche, dicono gli esperti, non c'è futuro per fondazioni o simili.