Lo Stato cede quelli di Palmaiola e Formica Maggiore. I sindaci: lì non si può fare niente LIVORNO Un resort a cinque stelle nel bel mezzo dell'Arcipelago toscano. Oppure, un albergo per amanti della natura che non vogliono rinunciare alle comodità e ai lussi di una «vacanza particolare». L'idea è del ministero della Difesa, che per far cassa e salvare dal degrado alcuni immobili, ha individuato 36 strutture militari, da destinare a usi turistico-ricreativi. Una lunga lista nella quale, in Toscana, compaiono il faro di Palmaiola, posizionato sull'omomino isolotto con vista privilegiata sull'isola d'Elba, e quello sulla Formica Maggiore, la più grande tra le tre Formiche di Grosseto. Territori off-limits, dove non è possibile mettere piede e neanche aprire una piccola finestrella negli edifici del guardiano del faro. Piccoli lembi di terra sferzati dalle brezze marine che però vengono frequentate da alcune rare specie di uccelli per la nidificazione. Aree vincolate dal ministero dell'Ambiente attraverso i parchi e le zone di protezione speciale sulle quali incombe l'ombra di una speculazione. Se da una parte, e solo in alcuni casi, vi sono immobili in disuso che comportano solo spese per lo Stato, dall'altra, è la collocazione degli stessi che vieta con vincoli urbanistici e naturalistici, l'esplosione dei fari-albergo. L'operazione è su larga scala e prevede, oltre al cambio di destinazione d'uso a fini turistici, anche la vendita di 76 beni in Italia. Un elenco di 76 tra caserme, magazzini, palazzine, alloggi, circoli ufficiali, da mettere sul mercato. Ad oggi, il valore dei 76 immobili, molti dei quali collocati in zone centrali delle città, secondo le prime stime, è praticamente pari a zero, perché accatastati come strutture militari. L'obiettivo è quello di reperire risorse per ristrutturare e rimettere in sesto il patrimonio immobiliare. La partita interessa anche i Comuni che dovrebbero vedersi attribuire una quota fino al 20 della somma recuperata dalla cessione. Ma per l'alienazione, il passaggio preliminare resta il cambio della destinazione d'uso e il riaccatastamento, in modo da poter destinare le strutture a finalità commerciali o residenziali. L'ultima parola, fatti salvi i vincoli ambientali citati, spetta dunque ai Comuni. Che infatti sono oggetto di consultazione da parte del sottosegretario al ministero dell'Economia Luigi Casero, che segue direttamente la partita. Il primo contatto tra ministero e amministrazioni locali è avvenuto con una mail. Un messaggio conciso con il quale è stata chiesta «la disponibilità a collaborare» all'eventuale vendita dei beni demaniali in questione. Lo conferma il sindaco di Rio Marina Francesco Bosi, di recente eletto consigliere regionale. Bosi, che conosce bene la vicenda anche per essere stato sottosegretario alla Difesa, esclude ogni tipo di attività sullo scoglietto. «Il ministero ha voluto conoscere la situazione e io ho risposto che a Palmaiola non si può fare niente», ha commentato Bosi. «Il faro è ancora in funzione e l'impervia struttura dell'isolotto impedisce uno sfruttamento con finalità turistiche», conclude Bosi. Il regolamento urbanistico del Comune di Rio Marina, approvato appena due settimane fa, proibisce qualsiasi tipo di intervento sull'edificio del faro. Anche il presidente del Parco dell'Arcipelago, Mario Tozzi, mostra assoluta fermezza nell'opporsi al piano ministeriale. «Io non gli farò muovere neanche un fiammifero», sentenzia Tozzi. «Mi sembra la stessa storia di Cerboli, altro isolotto nelle vicinanze dell'Elba dove non è possibile portare la luce elettrica o realizzare costruzioni. Se il ministero vuole vendere, deve ricordarsi di mettersi alla ricerca di un appassionato di natura che vuole fare l'eremita, perché a Palmaiola non ci sono spazi per strutture ricettive o cose del genere vietate dal Piano del Parco». Una vacanza spartana, quindi, poco appetibile, sia per gli eventuali turisti, che per lo Stato. Lo sostiene anche il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi che fa capire che di affari, il ministero, non ne farà. «Acquistare il faro sulla Formica sarebbe un pessimo investimento. È come comprare uno scoglio, che comunque è super protetto e vincolato dal parco e dalla soprintendenza alle Belle arti», spiega. Senza un cambio di destinazione d'uso, e quindi senza aria condizionata e servizio in camera, potrebbe essere difficile, anche se non impossibile, trovare un novello Conte di Montecristo disposto a investire