Pozzuoli, riaperta per un giorno la cattedrale di San Procolo Ancora un anno di lavori per la consegna definitiva alla città Serviranno ancora tre anni per restaurare l'intero rione Giannini, direttore dei lavori NAPOLI Aspettavano questo momento da più di 40 anni. Esattamente dal 2marzo del 1970, giorno in cui gli abitanti del Rione Terra di Pozzuoli, l'antica acropoli della città, furono sgomberati a causa della crisi bradisimica (ma soprattutto per questioni igieniche e di sicurezza). In 5000 furono evacuati; molti nel nuovo rione Toiano, altri in quello che era il manicomio di Miano. Quasi tutti, artigiani e pescatori, non volevano lasciare la vita della vecchia rocca, fatta di povertà ma di cose autentiche, il cui cuore pulsante era il Duomo di San Procolo, già danneggiato da un incendio nel 1964. Ieri, finalmente, almeno duecento cittadini puteolani, ex abitanti del Rione Terra, sono potuti ritornare a far visita alla cattedrale, di recente restaurata. Una sorta di «anteprima» voluta dalla diocesi e dal comune di Pozzuoli insieme con l'associazione culturale Nemea, prima dell'ufficiale riapertura al culto e ai visitatori prevista probabilmente per l'anno prossimo. L'occasione era l'anniversario dal giorno dello sgombero, posticipato di qualche settimana per lasciarsi alle spalle l'ultima campagna elettorale. Commossa e appassionata è stata la partecipazione dei cittadini, il cui numero era limitato per ragioni di posti e sicurezza (almeno altre 100 richieste sono state bloccate). Il titolo dell'evento era forte: «Rione terra 1970 - 2010: scoperta, recupero, video, foto, testimonianze». Alla presenza del vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, di diversi elementi del corpo ecclesiastico e del sindaco puteolano Pasquale Giacobbe, c'è stato un primo momento di presentazione con una mostra che raccoglie le prime pagine dei giornali locali e nazionali sullo sgombero di 40 anni fa e con alcuni filmati sulla vita del rione prima del bradisismo. Poi la testimonianza di tre persone che hanno vissuto sull'altura che negli ultimi anni ha rivelato nel suo ventre la vecchia città romana con strade e taverne; una signora di mezza età, allora bambina, ha ricordato i pomeriggi passati a ricamare con la madre e le amiche, attendendo la domenica per preparare l'altare su cui avrebbe celebrato il vescovo; un altro signore ha invece fissato il suo ricordo sulla vista al rione già disastrato, andandolo a trovare come si fa con un vecchio parente ammalato. Poi l'attesa visita al duomo, davanti al cui ingresso si resta già a bocca aperta: due cappelle laterali del '600, rimaste in piedi dopo il crollo della facciata, fanno da «sipario aperto» a un'alta vetrata che dà sulle laterali colonne del tempio di età augustea eretto da Lucio Calpurnio. Dopo l'incendio degli anni '60, infatti, si scoprì che il duomo abbellito da Cosimo Fanzago custodiva al suo interno quello che era il luogo di culto per Giove, Giunone e Minerva; oggi uno dei templi meglio conservati al mondo, paragonabile per la Soprintendenza alla «Maison carrée» di Nimes, in Francia. Sotto l'ingresso-tempio già cominciano le panche della chiesa, di cui rimane in piedi la parte centrale e l'abside barocco, perfettamente restaurati. Quando si riuscirà a realizzare il restauro del campanile e della canonica, allora la chiesa potrà tornare definitivamente alla città. «Non manca molto spiega il direttore dei lavori Giovanni Giannini a patto che ci sia l'ok delle Soprintendenze e soprattutto se verranno sbloccati i 50 milioni di fondi Fas del Governo, i lavori dovrebbero durare un anno». Tre anni e mezzo, invece, ci vorrebbero per completare l'intero restauro del Rione Terra, fatto di palazzi del XVIII secolo. «Li abbiamo messi tutti a norma antisismica - prosegue Giannini - è dal '92 che lavoriamo qui; non è stato semplice modificare i progetti in seguito ai ritrovamenti archeologici. Qui sorgerà una nuovissima, panoramica e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione alberghiera, botteghe commerciale, due musei (diocesano e dell'opera) e quant'altro manca alla zona flegrea. Insomma, un polo che possa fungere da grande attrattore per stranieri e non e che possa competere con mete attualmente più ambite come Capri o Sorrento». I cittadini puteolani ci contano, in attesa della riapertura definitiva dell'amato duomo. Chissà, magari prima della fine dell'anno diocesano dedicato ai 1950 anni dallo sbarco di San Paolo in città, che comincia dal prossimo 30 maggio.