-------------------------------------------------------------------------------- PARLANO I PROPRIETARI DEGLI STORICI LOCALI DI VIA TOLEDO Libreria Treves, si riparte dal vincolo di destinazione. Il vincolo c'era già, dal 1993, ma fu rimosso dopo un ricorso al Tar della proprietà. A quel che scrive il sovrintendente Enrico Guglielmo la decisione fu però dovuta ad un'istruttoria «insufficiente» riguardo la rilevanza storica del nome Treves, legato all'editoria ed alla diffusione in mezza Europa. Tanto che, come comunica al ministero il 21 luglio, si sta facendo un'istruttoria più adeguata per imporre di nuovo lo stesso vincolo. Una buona notizia per Treves: il 20 agosto, si sa, l'ufficiale giudiziario riproverà a sfrattare gli attuali titolari dai locali di via Toledo, e una nuova mobilitazione si prepara per fermarlo così come è accaduto il 15 luglio. La notizia pubblicata ieri dal Mattino sull'imminenza di un nuovo vincolo di destinazione ha spinto la proprietà, Flora, Carla e Fausta Di Palma, a mettere nero su bianco cosa pensano. Secondo le signore, e l'avvocato Elio Palombi che le rappresenta, non è vero «che un eventuale vincolo di destinazione» impedirebbe «all'ufficiale giudiziario di eseguire un provvedimento della magistratura». Anche perchè, come spiega poi l'avvocato Palombi, in presenza di un vincolo l'attività potrebbe continuare anche con altra gestione: con qualunque libraio paghi un affitto più adeguato al livello dei locali. Se il problema si ridimensiona al canone, va da sè che l'accordo fra le parti in lite è possibile. Tanto più che il vicesindaco Papa aveva lanciato la sua mediazione proprio sulla possibilità di adeguare congruamente l'affitto. Il consigliere comunale Amedeo Laboccetta, attivissimo nella battaglia per Treves, coglie anche lui l'apertura e manda a dire «che occorre non dimenticare le ragioni di nessuno: l'importante è una soluzione che garantisca la sopravvivenza della libreria». Ma il vincolo ancora non c'è e, in teoria, i locali - liberati il 20 agosto - potrebbero tranquillamente essere affittati, ad esempio, ad una jeanseria. Un vincolo postumo, dunque, potrebbe non servire a nulla. E va registrata l'affermazione della proprietà secondo la quale - leggiamo da una lettera al Mattino - «abbiamo subito una presenza non gradita per 34 anni», quando l'attuale gestione sotto sfratto è subentrata solo dieci anni fa. Le signore Di Palma, inoltre, lamentano vi sia - a loro parere - una campagna per l'imposizione «di un vincolo a furor di popolo ... senza rammentare che già Tar e Consiglio di Stato hanno precisato non vi fosse traccia della tanto declamata funzione storica e culturale della libreria». La sovrintendenza, da parte sua, ritiene che sarebbe bastato spiegare meglio meglio la funzione storica e culturale, sostenuta da autorevolissimi esponenti del mondo della cultura, ai giudici amministrativi.