ROMA Un taglio inaspettato per la produzione cinematografica. La conversione in legge del decreto "taglia spese" del Governo prevede infatti una riduzione pari a 18,58 milioni di euro della quota del Fondo unico per lo spettacolo (Pus) riservata alla produzione cinematografica. Una novità, invece, arriva al settore dalla costituzione di Cinecittà diritti, società controllata al 100 da Cinecittà Holding (che ha per azionista unico il Ministero dei Beni Culturali), creata per riordinare e valorizzare il patrimonio, dei diritti detenuti dallo Stato, a partire dal 1966. Ne è presidente Michele Lo Foco, avvocato, consigliere d'amministrazione di Cinecittà Holding, esperto di industria dell'audiovisivo e degli aspetti normativi e contrattualistici. Prima del varo del decreto "taglia-spese", diverse anticipazioni del testo contenevano una consistente riduzione per l'intero Pus, intorno ai cento milioni di euro per il 2004 e ai 200 per il 2005. Alla fine, tale "ghigliottina" è stata evitata: neanche un euro era stato tolto al settore secondo il testo varato dal Consiglio dei ministri. In Commissione bilancio alla Camera, però, è stato presentato un emendamento della Lega Nord per ridurre la parte del Pus destinata alla produzione. Emendamento poi inglobato nel maxi-emendamento del Governo su cui è stata posta la fiducia. Secondo l'opposizione, il Governo e la maggioranza starebbero, di volta in volta, spostando risorse tra i settori della cultura. Il decreto taglia-spese, infatti, contiene, nel testo originario, un taglio di 37 milioni di euro al Fondo destinato a sostenere gli investimenti delle emittenti televisive locali e delle radio nel digitale terrestre. «L'emendamento presentato dalla Lega sostiene Beppe Giulietti, Ds mira, in realtà, a spostare una parte dei fondi per il cinema a favore delle tv locali. Si può sapere con certezza quali sono i fondi per il cinema, l'emittenza e l'editoria, invece di operare tali rotazioni parlamentari?». I Ds hanno presentato un ordine del giorno, alla Camera, che impegna il Governo a «reintegrare le risorse a un settore drammaticamente penalizzato dal taglio di 18,59 milioni di euro». Sia come sia, i produttori cinematografici stanno per uscire con una presa di posizione pubblica contro tale riduzione. Il presidente dell'Anica, Gianni Massaro, contesta anche la legittimità, oltre che l'opportunità, del provvedimento: «La ripartizione del Pus al proprio interno avviene con decreto del ministro dei Beni e delle Attività culturali, sentito il Comitato sullo spettacolo. Il taglio, peraltro, è pari al 60 del relativo capitolo di spesa. Non solo: sembra che altri 20 milioni vengano sottratti al cinema da un altro capitolo, relativo ai proventi di Lotto e lotterie. Sarebbero, in questo caso, ben 38 milioni di euro in meno». Mentre il cinema italiano va a Venezia con una quota di mercato superiore al 25 degli incassi, arriva la doccia gelata del taglio alla produzione, a meno di future reintegrazioni.