Il dibattito aperto da Fulvio Tessitore sul centro storico di Napoli impone una riflessione sul futuro di questarea e sulla esigenza, non più rinviabile, di un intervento complessivo di riqualificazione e di rivitalizzazione. Con il recente risultato elettorale, che ha condannato le politiche di governo delle giunte di centrosinistra in Campania, si è dato, a mio avviso, anche un giudizio, senza appello, sulla politica perseguita in questi anni per la valorizzazione di uno tra i più grandi ed antichi centri storici dEuropa. È utile ricordare come lamministrazione comunale di Napoli abbia rischiato, in questi anni, di mettere in discussione il prestigioso riconoscimento dellUnesco, che più volte ha mandato i propri ispettori a verificarne lo stato di conservazione anche su sollecitazione di diverse associazioni. Giunti ormai al punto in cui siamo, risulta evidente che le risorse stanziate sul grande programma per il centro storico di Napoli, patrimonio Unesco, che prevede una spesa di 220 milioni di euro, sono del tutto insufficienti rispetto alla enormità e complessità degli interventi necessari, ma è anche vero che lo stesso può rappresentare comunque per la città una grande opportunità o lennesima occasione perduta. La conservazione, la salvaguardia e la valorizzazione del centro storico hanno finora trovato nel Comune di Napoli un ostacolo insormontabile. È noto a tutti che lente di palazzo San Giacomo si era impegnato ad assumere la responsabilità della attuazione del "Grande Programma" e che finora, stravolgendo tutti i termini temporali sottoscritti con gli altri componenti il tavolo istituzionale, ha prodotto esclusivamente il cosiddetto "Documento operativo strategico", il quale, tra laltro, non definisce una strategia di intervento ed allinterno dello stesso risultano errati persino i dati inerenti allestensione del centro storico, per il quale si arriva addirittura a parlare di 18 chilometri quadrati di estensione in luogo degli effettivi 7,2 chilometri quadrati riconosciuti dallUnesco. La giunta Iervolino, oltre che ad accumulare ritardi, non ha comunque rispettato le norme poiché il più volte richiesto Piano di gestione, a prescindere dal "Piu", è un preciso obbligo per i Comuni previsto dalla legge 77 del 2006, un documento che dovrebbe racchiudere un elenco preciso di interventi di recupero di complessi monumentali di beni culturali nonché un programma di manutenzione integrata per il tessuto complessivo dellintero centro storico. Resta il dato della esiguità delle risorse e ben vengano, quindi, gli appelli ai privati, le prese di posizione di esperti e urbanisti sulla necessità di interventi innovativi, ma ciò che occorre ora e subito è individuare due, tre grandi progetti mirati e immediatamente realizzabili. Tra questi ad esempio il risanamento di Piazza Mercato. Il centro storico aspetta interventi che possano garantire sviluppo socio-economico e creazione di nuovi posti di lavoro. Lautore è presidente del consiglio provinciale