Ad Assisi riaperta la Cappella di San Nicola C'è ora una nuova occasione per guardare Giotto da vicino, anche da una prospettiva diversa da quella usuale. Ultimati i restauri seguiti dall'Istituto Centrale del Restauro sotto la direzione di Giuseppe Basile, riapre domani la Cappella di San Nicola nella Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. Al tempo stesso nel Palazzo del Monte Frumentario, un edificio del Trecento non lontano dalla Basilica, parte la mostra virtuale «Giotto com'era». L'idea è quella di simulare l'aspetto originario degli affreschi di Giotto nella Basifica Superiore di Assisi, ricostruendo i pigmenti pittorici delle scene dipinte mediante immagini digitali. Il restauro della Cappella di San Nicola è un evento sia per il pubblico non specializzato sia per gli studiosi di Giotto. La cappella fu affrescata sotto la sua direzione intorno al 1309 quando, dopo il tour de force della decorazione a fresco della Cappella degli Scrovegni a Padova, l'andirivieni del maestro tra Assisi e altri centri italiani divenne frenetico, e non gli fu pi possibile eseguire tutto da solo ma dovette affidarsi ai molti validissimi esponenti della sua équipe. Questo metodo, che si basava sull'impiego dei cosiddetti «patroni» (cartoni in scala 1-1 delle figure e degli elementi da trasporre sul muro, prodotti dal maestro ed eseguiti dai suoi collaboratori), ha generato un dibattito infinito sulla paternità delle singole parti di questo e altri complessi giotteschi ad Assisi, a Firenze, a Napoli e altrove. In sostanza il progetto e la direzione esecutiva di questi insiemi sono sempre e solo del maestro, mentre ai suoi collaboratori - spesso, come si è detto, pittori molto capaci a loro volta abili interpreti delle invenzioni del loro maestro era lasciato il compito di interpretare le sue indicazioni, e ciò non senza lasciare traccia della propria personalità artistica. Si attribuisce tradizionalmente ad un Maestro della Cappella di San Nicola l'esecuzione materiale dell'interno di questo ambiente della Basilica Inferiore. La sua configurazione porta Giotto ad allestire scene di grande complessità spaziale, in cui ormai le sue figure si muovono con una naturalezza ed un senso di realtà impressionante. Con una buona guida alla loro lettura formale e tecnica, la visione ravvicinata di queste opere straordinarie è davvero utile per capire un testo chiave per la nostra civiltà artistica. Giotto è sempre al cento dei discorsi sull'arte italiana e, con un processo più lento di quanto accaduto per Caravaggio ma altrettanto inesorabile, il suo ruolo cruciale per la nostra storia sta entrando nella percezione mediatica. In un mondo senza memoria, l'industria culturale chiede a esperti, allestitori, comunicatori, sempre le stesse cose, ma adeguandole alle mode dei tempi. La parte virtuale della mostra costituisce un esperimento già altre volte tentato, ma che va segnalato e discusso come esempio dell'evoluzione delle strategie contemporanee di divulgazione e comunicazione dell'arte. Come ogni operazione virtuale, l'effetto scenico di queste ricostruzioni genera reazioni controverse. Da un lato il ripristino ideale del blu saturo dei cieli. giotteschi e dello splendore degli incarnati e degli abiti delle figure, conferisce una impressione di realtà anche maggiore alle scene; dall'altro il risultato finale, nella sua smaltata levigatezza, è aggressivo. I muri della Basilica di Assisi non sono piatti come quelli di uno schermo tv; gli accidenti e le irregolarità della cortina muraria conferiscono alle immagini di Giotto una plasticità, una ruvidezza che si perde nel colore saturo, uniforme e retroilluminato delle ricostruzioni. Guardate fra vent'anni, anche queste immagini denunceranno dunque il gusto di un'epoca, l'abito percettivo e visuale dei nostri giorni (ben diverso da quello di Giotto, e certo anche da quello del futuro). Tale sensazione si acutizza pensando alla ricostruzione virtuale in 3D, ideata dal Cnr, della «Approvazione della Regola francescana da parte del Papa», uno degli affreschi più noti di Assisi. Non saprei se l'azione rappresentata da Giotto viene drammatizzata, rappresentata davanti agli occhi del visitatore nell'atto del suo svolgersi; e nemmeno se si consegua «l'immersività percettiva» dello spettatore-attore nella scena così ricostruita. Tutto va bene, e tutto è utile per avvicinare le persone all'arte, alla sua comprensione, alla sua tutela. Ma tornano alla mente anche le parole di Maurice Merleau-Ponty: «Il pittore, chiunque egli sia, mentre dipinge pratica una teoria magica della visione». E questa pratica, per fortuna, sfugge a qualunque ricostruzione in 3D.