Egregio direttore, in merito al servizio Ecco chi specula sul disastro dei musei di Alessio Postiglione, pubblicato sabato 3 aprile 2010 a pagina 4, sulla gestione dei luoghi d'arte della Campania, la cooperativa Pierreci Codess, chiamata ripetutamente in causa nel testo in questione, precisa quanto segue. Va sottolineato che lo Stato non ha nulla a che vedere con Scabec, che è una società pubblico-privata, composta per il 51 dalla Regione Campania e per il restante 49 da un pool di 12 aziende, specializzate nei diversi settori della filiera dei beni culturali e selezionate attraverso una procedura europea ad evidenza pubblica emanata nel 2006. Al contrario, la Regione Campania non ha nulla a che vedere con la gestione del bookshop del Museo di San Martino, che invece è stato assegnato con un bando di gara ex legge Ronchey pubblicato sulla G.U.R.I. n. 54 del 06.03.2000 congiuntamente da parte della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli (oggi Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano) e della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta (oggi Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei) e per questo aggiudicato al medesimo raggruppamento d'imprese. Entrambi i soggetti hanno invece responsabilità congiunta nella mancata attuazione dell'Accordo di Programma sottoscritto il mese di febbraio del 2010, che avrebbe avuto come finalità una gestione in collaborazione di ambiti culturali oggi scarsamente se non per nulla fruibili, tra cui il Castello di Baia (...). Pierreci è in ATI con Electa effettivamente presente nei musei di Napoli Museo di Capodimonte, Museo di San Martino, Castel Sant'Elmo e il Museo Archeologico di Napoli, ma non gestisce servizi di evidente importanza come le biglietterie di Pompei ed Ercolano, quelle di Paestum e quelle della Reggia di Caserta, che attraggono l'80 dei fruitori culturali in Campania. Perciò, è davvero curioso che l'autore parli di una vera e propria «occupazione» del mercato dei beni culturali in Italia e in Campania. Nessuna omertà, inoltre, da parte dei degli addetti ai servizi del Museo di San Martino ma la semplice applicazione del regolamento. Perciò, resta l'amarezza per un giudizio eccessivamente sommario sul comportamento dei nostri operatori. Così come resta la profonda amarezza per essere stati tacciati, come struttura, di «speculazione» quando invece siamo stati tra i più colpiti dal forte calo dei visitatori nei siti culturali registrato lo scorso anno per la crisi economica, garantendo regolarmente i servizi museali e salvaguardando i livelli occupazionali senza alcun aiuto pubblico. Francesco Di Rienzo, Ufficio Stampa Pierreci Codess Campania E con amarezza che rilevo come le risposte della Pierreci, nonostante sia una società privata, siano viziate da quel burocratese - come l'utilizzo di fruitori invece di cittadini - che, sciorinando leggi e regolamenti, non ci risponde nel merito. La Pierreci sostiene che lo Stato non abbia nulla a che vedere con Scabec. Ritengo il rilievo (esclusivamente tecnico-formale) irrilevante, dato che, al di là della forma privatistica (Spa), il capitale è a maggioranza della Regione, e questa fa parte dello Stato. Il tema era un altro, fra l'altro: che, attraverso le Spa pubbliche, si determina una collusione fra alcune pubbliche amministrazioni e privati che non fa funzionare il mercato. Riguardo alla situazione in cui versa il castello di Baia, la Pierreci adduce problemi organizzativi come l'interruzione dei lavori della commissione paritetica. Ne deduco che la privatizzazione di questi servizi non ha comportato i benefici attesi in termini di efficienza gestionale, al meno in questo caso. La Pierreci, inoltre, contesta il fatto che io abbia parlato di occupazione del mercato. Vale la pena ricordare che è l'Antitrust, non il sottoscritto, che ha rilevato che otto società concessionarie gestiscono in Italia il 90 dei servizi e che si creano situazioni di monopolio o di ingiustificato vantaggio competitivo a favore di imprese che, grazie alla proprietà pubblica delle stesse potrebbero essere avvantaggiate nell'assegnazione dei servizi aggiuntivi in musei e siti anch'essi di proprietà pubblica. E in questa luce che nell'articolo si parla, con riferimento all'intero settore dei servizi aggiuntivi nei Beni culturali, di speculazione ovvero come fallimento di un mercato che non riesce a produrre gli attesi benefici in termini di efficienza allocativa. Riguardo al fatto che non ho avuto risposte dalle operatrici della Certosa di San Martino, la Pierreci sostiene che il personale abbia seguito il regolamento invitandomi a consultare soggetti gerarchicamente superiori e competenti. Come detto nell'articolo le operatrici, preoccupate, mi hanno negato il nominativo di responsabili e mi hanno provocatoriamente indirizzato al centralino (?) di Electa Napoli. Questo prescrive il regolamento? Ritengo che, in una qualsiasi organizzazione, pubblica o privata, i cittadini (o i fruitori) abbiano il diritto di parlare con un responsabile. Diritto che mi è stato negato. a.p.
Campania, Pierreci Codess: Musei, noi non speculiamo
La Pierreci Codess, una cooperativa di Campania, risponde a un articolo che la accusa di speculazione nel settore dei beni culturali. La Pierreci sostiene che lo Stato non ha nulla a che vedere con la società Scabec, che è una società pubblico-privata con la Regione Campania come azionista di maggioranza. La società gestisce alcuni musei e siti culturali in Campania, ma non quelli più popolari come Pompei e Ercolano. La Pierreci contesta l'accusa di speculazione e sostiene che la sua gestione è stata oggettivamente valutata e che non ha comportato benefici in termini di efficienza gestionale.
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Bene culturale
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