I tesori d'Abruzzo dopo il sisma Il titolo è chiaro: «S.O.S. Arte dall'Abruzzo. Una mostra per non dimenticare». Sarà inaugurata a Rorna a Castel Sant'Angelo il 23aprile prossimo (fino al 5 settembre) e raccoglie circa duecento opere in parte recuperate dalle zone del sisma che sconvolse il capoluogo abruzzese il sei aprile scorso, e in parte sono le testimonianze della cultura artistica dell'intera regione. Un patrimonio fortemente soggetto a furti sin dagli inizi del Novecento (un buon venti per cento delle opere esposte è stato recuperato da carabinieri e Guardia di finanza). Tutti i materiali della sezione archeologica, circa 140 provenienti dalla città romana di Amiternum fino a quelli della necropoli di Fossa, che risalgono addirittura alla prima Età del Ferro, quando l'Abruzzo inizia a segnare la sua identità di popolo «sociale», assolutamente ancorato alle proprie radici anche quando si sottomette a Roma. Dalla «Stele di Penna Sant'Andrea» - esempio con il famoso Guerriero di Capestrano dell'arte statuaria in pietra che ha caratterizzato l'area abruzzese tra il 1V e il VI secolo a.C. al Bronzetto di Ercole Curino, attribuito a Lisippo e ritrovato a Sulmona sessant'anni fa. Opere mai uscite dall'Abruzzo, invece, sono l'iscrizione in lingua osca ritrovata a Carsoli, in provincia di Chieti, che celebra la battaglia vittoriosa degli italici sui romani nel I secolo a.C., e i due letti funerari di Fossa e di Amiterno. L'altra sezione della mostra è dedicata alle opere comprese tra la fine del XII secolo fino agli anni Trenta del Novecento. Ci sono le sculture lignee delle Madonne di Lettopalena (recuperata dalla Guardia di finanza), di Santa Caterina di Onna. Il manoscritto datato 29 settembre 1294 noto come «Bolla di Celestino v», testimonianza del primo giubileo della storia ecclesiastica, definito come «la Perdonanza celestiniana». E tre delle sedici tavolette di Sant'Eustachio che ornavano la chiesa omonima di Campo di Giove, in provincia dell'Aquila, rubate 116 ottobre 1902 e recuperate dal comando dei carabinieri per la tutela del Patrimonio artistico. Due, erano state acquistate dal museo Grand Rapids del Michigan, la terza fu individuata da Federico Zeri sul mercato antiquario nell'immediato dopoguerra. Tipici dell'arte orafa di Sulmona e de L'Aquila, gli oggetti in oro e argento di matrice religiosa. Arte nella quale gli abruzzesi concorrevano con la scuola napoletana, della quale pure si espongono tre esempi di calici. Non mancano i dipinti d'età barocca come la Santa Cecilia di Carlo Maratta, rubato dalla Basilica di Santa Maria Maggiore di Vasto il 16 aprile del 1993 e recuperato il mese successivo dal carabinieri, o il martirio di Santo Stefano del Cavalier D'Arpino, imponente olio su tela datato 1615. Fino al disegno preparatorio di Francesco Michetti della «Processione degli Storpi» per l'affresco di Francavilla a Mare, rubato nel marzo del 1976 e recuperato nel 2009. Oltre a mostrare eccellenze artistiche, la mostra vuole anche invogliare nuovi flussi turistici che possano rappresentare un lento ritorno alla normalità ma anche favorire quel rientro economico necessario per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila.