Per il maestro Lucca non ha le strutture per il grande pubblico LUCCA. «La città potrebbe diventare una fucina di talenti artistici se solo si costruisse un auditorium, invece di spendere decine di milioni di euro nello stadio». Anche Gaetano Giani Luporini, musicista, nipote del famoso compositore, vorrebbe Lucca città di cultura. Non è il primo a rammaricarsi del fatto che la città non riesca a vivere di musica, come succede a Salisburgo grazie a Mozart o a Pesaro, grazie a Rossini. Già i direttori d'orchestra Omer Meirr, Julian Kostchev, il manager di grandi nomi della lirica, Gianluca Macheda - tutti lucchesi d'adozione - si stupiscono del fatto che non si creino spazi e poi eventi per ricordare al mondo (e creare un circuito virtuoso di appassionati) che qui sono nati, hanno vissuto o hanno lavorato Boccherini, Catalani, Puccini (con tutti gli avi), Geminiani e Pacini. Maestro, perché secondo lei Lucca non riesce a vivere di musica? «Perché non c'è una vera cultura musicale. All'estero è diverso: c'è maggiore attenzione per quello che succede nel campo dell'arte e della musica. In questa città, che pure ha dato i natali a schiere di musicisti, siamo indietro. Questa è una caratteristica non solo di Lucca, ma di tutto il paese che impazzisce per il festival di Sanremo, ma non per la musica lirica, classica, sinfonica che fa parte della nostra storia. Ugualmente, sia in Italia che a Lucca, si dà un peso eccessivo allo sport e al divertimento facile: per me si dovrebbe dare meno spazio (e risorse) a stadi e discoteche e di più ai teatri che formano i giovani. Un esempio in questo senso viene dal maestro che in Venezuela ha creato un'orchestra giovanile di grande livello, donando uno strumento musicale ai bambini delle favelas». In sostanza che cosa manca a Lucca per farne una città della musica? «Manca l'educazione, la musica somministrata già ai bambini dell'asilo. Bisogna abituare le nuove generazioni alla musica. E bisogna avere maestri che la sappiano insegnare». Lei ritiene che con una maggiore educazione alla musica, Lucca potrebbe diventare un punto di riferimento in questo settore? «La città potrebbe essere una fucina di talenti. Quando io ero più giovane non c'era quasi nulla, solo una stagione con le solite opere. Poi però arrivarono due personaggi di spicco come Herbert Hand, che ha creato l'Associazione musicale lucchese, e il defunto maestro Maggini che ha creato la Sagra musicale lucchese. Entrambi riportarono l'attenzione sulla musica importante, in particolare quella cameristica, e hanno avuto il merito di rispolverare grandi compositori nazionali e internazionali. Handt è ancora una risorsa, ma non mi sembra che si riesca ad approfittarne». Ritiene che Lucca abbia la possibilità di diventare una città famosa per la musica al pari, ad esempio, di Salisburgo? «Potrebbe anche andare oltre. Salisburgo ha il grande Mozart, ma Lucca credo che sia una città unica al mondo per la tradizione di musicisti: ha almeno una ventina di compositori di una certa rilevanza e alcuni che spiccano sopra gli altri: tutta la famiglia Puccini (a partire dal '700), poi Guani, Barsanti, Geminiani, Catalani, Boccherini, Gasperini, lo stesso mio nonno, Gaetano Luporini e anche Pacini: pur essendo siciliano, ha lavorato a lungo a Lucca, come maestro di cappella per i Borbone, componendo una novantina di opere». Eppure la musica a Lucca non va, come fama, oltre le Mura. «Lo ripeto: non esiste cultura musicale. Quella cultura che potrebbe anche trasformarsi in un fattore economico importante. Quindi, non c'è volontà da parte di chi conta, di investire nella musica. «Tutti hanno in testa solo lo stadio. Ma invece di ricostruire il porta Elisa si dovrebbe realizzare un tempio per l'arte. E alla fine, chi fa qualcosa sono sempre i soliti: Andrea Colombini che con i suoi concerti rende un servizio ai turisti. Ora un po' si sta muovendo anche il Boccherini. Peccato, perché ci sarebbero anche le risorse». Quale sarebbe, a suo avviso, la prima iniziativa da intraprendere? «La realizzazione di un auditorium. Per costruirlo, però, servirebbe una reale volontà politica. Una volta realizzato, poi, andrebbe riempito di contenuti: opere, concerti e allestimenti per far conoscere tutti i nostri compositori, sia in Italia che all'estero. Fra l'altro ci sono paesi come l'America, ma anche la Germania, con molto entusiasmo, curiosità e passione per la musica: anche a loro ci potremmo rivolgere una volta creati una struttura e un programma adeguati».