A rischio l'operazione che voleva ridare la zona al patrimonio pubblico PORTOFERRAIO. Spunta un compratore per le dune di Lacona. Un misterioso acquirente privato intenzionato a rilevare il ristorante e i 5mila metri quadrati di area protetta che lo circondano e sui quali avevano messo gli occhi i cittadini del comitato "Amici delle dune" che a loro volta volevano riappropriarsi di un patrimonio pubblico svenduto, ormai anni fa, dal Demanio. E così rischia di andare in fumo uno dei primi esperimenti "popolari" di riconquista del patrimonio ambientale finito in mano ai privati. Perché al momento né il comitato né il Parco, che sull'area ha diritto di prelazione (e un mese di tempo per esercitarlo), sono in possesso dei 600mila euro chiesti dalla proprietà per vendere il bene. Una situazione che inevitabilmente fa sì che le dune tornino ad essere minacciate dalla speculazione e dal degrado perché «senza interventi di riqualificazione - spiega il presidente del comitato, il naturalista Francesco Mezzatesta - quel tratto di spiaggia è destinato a morire con tutto il suo straordinario patrimonio». In realtà, stando al piano del Parco approvato in via definitiva nel dicembre dello scorso anno da parte della Regione, al momento l'area non rischia alcuna speculazione. Nella zona delle dune sono vietati aumenti di volumetrie o cambi di destinazione d'uso degli immobili presenti (nel caso specifico un ristorante). Ma niente vieta che possa essere approvata una variante al piano che autorizzi, ad esempio, la costruzione di case al posto del ristorante. Del resto solo pochi mesi fa un'ipotesi del genere era stata avanzata dallo stesso sindaco di Capoliveri, Ruggero Barbetti, che aveva annunciato la disponibilità dei proprietari dell'area a cedere gratuitamente i 5mila metri quadrati di dune se il Parco gli avesse consentito un cambio di destinazione d'uso dell'immobile. Una soluzione già respinta dall'ente presieduto da Mario Tozzi che, alla luce dei nuovi sviluppi, annuncia: «Non molleremo, faremo il possibile per acquistarle o per impedire qualunque intervento che possa danneggiare l'ultima zona dunale rimasta nell'Arcipelago, una straordinaria fonte di protezione e un patrimonio naturalistico insostituibile». Non a caso anche il consiglio regionale, in occasione dell'approvazione del piano del Parco, aveva chiesto ulteriori forme di tutela per questo angolo di territorio grazie alle quali, magari, riuscire ad ottenere risorse per acquistarlo anche dall'Europa. Al momento anche questa prospettiva sfuma, come pure la campagna di raccolta fonti sul piano nazionale studiata dagli Amici delle dune che chiamano in soccorso Parco, Comune di Capoliveri, Regione e Provincia per evitare un'ulteriore vendita e privatizzazione dell'area. «Questa sinergia - conclude Mezzatesta - potrebbe permettere di superare l'ostacolo della mancanza e carenza di fondi, di bloccare la svendita in atto e di acquisire nuovamente alla proprietà pubblica le dune, accedendo poi ai finanziamenti europei disponibili per la salvaguardia e il ripristino dei sistemi dunali».