Beni culturali La tutela italiana, modello per l'America latina Roma, 9 apr (Il Velino) - Mettere al servizio dei Paesi sudamericani l'esperienza acquisita dall'Italia nella lotta al traffico di opere d'arte trafugate all'estero. È l'obiettivo del seminario (organizzato dall'Iila, l'Istituto italo-latinoamericano) "La difesa dei beni culturali in Italia esempio di tutela anche in America Latina", che dal lunedì al 23 aprile si terrà nella caserma La Marmora di Roma. Pensato appositamente per i funzionari dei ministeri che in America Latina operano nel settore, il seminario vedrà riuniti esponenti delle forze dell'ordine, sovrintendenti e magistrati per illustrare i vari aspetti che hanno contribuito al successo a livello internazionale del "modello italiano": l'istituzione di un comando dei carabinieri delegato alla tutela del patrimonio culturale, il ruolo dell'attività inquirente e di quella extragiudiziaria, le operazioni di controllo e monitoraggio delle aree archeologiche. "Il segreto dei nostri buoni risultati è stato far capire la responsabilità internazionale dei singoli Stati, dei loro cittadini e delle istituzioni pubbliche museali in relazione alla bontà dei loro acquisti - afferma al VELINO l'Avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, che 2001 al 2008 ha guidato il pool per il recupero dei tesori italiani nei musei di tutto il mondo -. Siamo riusciti a far passare il messaggio che senza acquisti in buona fede il diritto di proprietà non si consolida, anche se è stato difficile perché è un discorso che non fa comodo a nessuno". Nel 2006, quando era più aspra la polemica col Getty museum di Los Angeles, Fiorilli andò sulle televisioni americane per convincere il pubblico americano, e in particolare il mondo dell'arte, a ripensare la loro etica degli acquisti, che considera i reperti archeologici alla stregua di qualunque altra mercanzia. Così, nonostante la convenzione dell'Unesco risalga al 1970, ci sono voluti decenni perché fosse chiaro che le collezioni d'arte devono essere costruite seguendo principi morali o che un bene culturale è una testimonianza che perde valore se decontestualizzato. Ma guai a parlare di "diplomazia", secondo Fiorilli, che rischia solo di far valere la volontà di non provocare la suscettibilità delle altre nazioni. "Non ci sono ricette magiche, ma solo persone di buona volontà che applicano che la propria cultura per ottenere risultati - riprende l'avvocato dello Stato -. E siccome le convenzioni sono internazionali e sono state sottoscritte anche dall'America Latina, un continente profondamente depredato, i margini di azione ci sono. Tutto sta a volerli applicare. Come diceva un brocardo latino: 'chi esercita proprio diritto non offende nessuno'". (Paolo Fantauzzi) 9 apr 2010 18:45