ROMA Passate 24 ore,il ministro per gli Affari regionali, il forzista La Loggia, è più convinto che mai. Il ricorso alla Consulta contro lo Statuto toscano era indispensabile. L'ha voluto tutto l'Esecutivo, non una voce di dissenso. «Qui il federalismo non c'entra, nessuno è più federalista di noi, ma le competenze dello Stato non si toccano». La Loggia è fermo. Mette da parte la questione politica, anche se sulle copie di fatto uomo-donna («Quelle omosessuali, per carità») è disposto a studiare una via giuridica che le riconosca. Subissati di critiche, «autogol, pagina nera, decisione ottusa, oscurantista». È proprio convinto del passo? «Le Regioni non hanno il potere di fare leggi in qualsiasi materia. Il federalismo divide i compiti tra lo Stato e le Regioni, ma ognuno deve stare dalla sua parte. È scritto nella Costituzione. Tra i poteri delle Regioni non c'è quello di legiferare in materia d'ordinamento civile, giudiziario, amministrativo. Questa è materia di competenza dello Stato. L'articolo 117 della Carta parla di competenza esclusiva. Nessuno ha mai messo in discussione questo principio». La Toscana non può decidere se riconoscere le coppie di fatto? «E che succede se quella coppia, dalla Toscana, se ne va in un'altra Regione dove non è riconosciuta? Lo dico nel modo più laico possibile, il mio è un no deciso a discipline giuridiche differenti in una simile materia». Come mai in Toscana Fi e An hanno sottoscritto lo Statuto? «Forse hanno sottovalutato il problema. Sia chiaro: non sto bocciando tutto lo Statuto, che in molte parti è ottimo, presenta soluzioni brillanti, come una buona legge elettorale.». Ottimo? Ma se l'avete contestato in 11 punti. «Certo, come per il diritto di voto agli immigrati perché lì, come a Genova, s'ipotizza di farli votare in aperta dissonanza con la Costituzione. L'avete letto l'articolo 48? Quel diritto per ora spetta ai cittadini italiani. So anch'io che il vicepremier ha fatto una proposta differente, ma non dobbiamo decidere adesso se sia giusto o meno che gli immigrati votino. Il problema è se lo possono fare in una regione sì e in un'altra no». Ci vuole una legge dello Stato? «Certo, gli statuti regionali o comunali non possono intromettersi». Per Genova avete chiesto a Pisanu di intervenire. Che farà? «Genova deve cambiare il testo, altrimenti interverrà lo Stato con il previsto potere sostitutivo». Il presidente della Toscana dice che non è riuscito a parlare con lei. «Questo lo contesto. Ho i testimoni dei colloqui, quando ho cercato di convincerli che era meglio approfondire insieme. Loro non volevano perdere tempo. Così ne perderanno di più». I leghisti difendono il ricorso. Sono stati loro a far pressioni per le coppie gay e gli immigrati? «No. Sono stato io a portare la decisione in Consiglio, ma uno dei più critici verso la Toscana è stato Urbani per via della tutela dei beni culturali, materia anche questa sottratta allo Stato. Pure il ministro dell'Economia aveva da ridire sui tributi». Non è bizzarro che il ricorso sulle coppie di fatto vada contro le scelte che sì appresta a fare la Camera? «I 13 ddl confermano che la materia è parlamentare. Il tema è delicato perché tocca principi e valori, chi crede nella famiglia come unione di un uomo e di una donna, sanciti dalla Costituzione. Basta leggere l'articolo 29, molto più "cattolico" di quanto non si pensi». Il suo è un no alle coppie di fatto? «Personalmente, sono per una famiglia tradizionale, ma come politico e ministro sono disponibile a studiare una formula giuridicamente equa per le coppie formate da un uomo e da una donna. Non lo sono affatto per le coppie omosessuali. Ognuno, in un campo simile, si tiene i suoi principi. Verificheremo quanto la decisione sia compatibile con la Carta o non imponga modifiche».