Quadri e sculture sono sparsi nei musei di tutto il mondo. Asia e America latina alzano la voce In forte aumento le richieste di restituzione di opere d'arte Opere d'arte reclamate dai legittimi proprietari o da coloro che si considerano tali. Domande che, col passare del tempo, aumentano sempre più. Il simbolo di questa tendenza è un sarcofago di faraone, esposto in una mostra da poco aperta al Cairo: l'Egitto ha festeggiato la sua restituzione da parte degli Stati Uniti. E non è l'unico esempio del genere. Tre anni fa alcuni musei, sempre americani, avevano rispedito all'Italia 68 pezzi antichi. A sua volta l'Italia, l'anno successivo, ha ridato all'Etiopia l'obelisco di Axum che Mussolini si era portato a Roma nel 1937. Da una quindicina d'anni le richieste di restituzione si sono moltiplicate, determinando un nuovo ordine mondiale in materia di patrimonio culturale. All'Unesco fanno presente che 120 paesi hanno siglato la convenzione del 1970 che riguarda le misure per vietare l'importazione, l'esportazione e il trasferimento di opere illecite di beni culturali. Fatto sta che molti paesi pretendono che quadri e sculture, un tempo di loro proprietà, tornino entro i loro confini. In caso contrario cominciano a fare la voce grossa, rifiutandosi di prestare le loro opere per le mostre e di accogliere gli studiosi nelle aree archeologiche. Un caso concreto è dato dalla Grecia, che non riesce a recuperare i fregi del Partenone conservato al British museum di Londra e che si è rifiutata, nel 2007, di prestare al Louvre una statua di Prassitele. Per Jean-Jacques Neuer, avvocato specializzato in materia, si tratta di una rivoluzione intellettuale. La Cina, per esempio, non considera gli oggetti d'arte in quanto tali ma come icone costitutive della propria storia. Neuer prevede che i paesi in forte crescita, che hanno i mezzi economici per contrastare l'Occidente, saranno i più battaglieri. Il discorso riguarda soprattutto l'Asia, che vede Cina, Corea e India in prima fila: qui i musei stanno fiorendo e devono essere riempiti con pezzi in grado di attrarre visitatori. Ma non manca l'America Latina: Messico, Perù, Colombia, Ecuador. Tutte realtà che vogliono intensificare il legame tra economia e cultura. Ma non c'è solo la questione della restituzione da museo a museo. Un altro capitolo fondamentale è relativo al commercio illegale di opere. Nel 2008 l'Interpol è riuscita a bloccare la vendita, sul sito internet eBay, di due tavolette babilonesi provenienti dal museo di Baghdad, sequestrate in Svizzera e in Perù. Se quest'ultimo aspetto non presenta equivoci di sorta, poiché si tratta di contrastare iniziative criminali, nel caso delle richieste da parte di nazioni, dicono gli esperti, c'è il rischio di innescare un meccanismo senza ritorno. Di questo passo, infatti, che cosa resterebbe al Louvre se tutti i quadri della pittura italiana dovessero varcare i confini per fare ritorno ai musei di Roma, Milano e altre città? Proprio il Louvre, d'altro canto, si considera museo universale, per il quale le opere appartengono all'umanità. Ma i paesi colonizzati, specialmente quelli africani, anche se reclamassero i loro gioielli artistici, in questo momento non avrebbero i mezzi per conservarli e mostrarli al grande pubblico. In ogni caso, una fetta o l'altra di popolazione mondiale dovrebbe prendere un aereo per ammirarli.
Gli stati rivogliono i loro gioielli
In tutto il mondo, i musei sono sempre più sparsi con opere d'arte provenienti da Asia e America Latina. Questo fenomeno è dovuto all'aumento delle richieste di restituzione di opere d'arte da parte dei legittimi proprietari o di coloro che si considerano tali. L'Egitto ha recentemente restituito un sarcofago di faraone agli Stati Uniti, mentre l'Italia ha restituito l'obelisco di Axum all'Etiopia. Questo trend sta cambiando il mondo del patrimonio culturale. L'Unesco ha notato che 120 paesi hanno firmato la convenzione del 1970 per vietare l'importazione, l'esportazione e il trasferimento di opere illecite di beni culturali.
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